Lorenzo Quadri
In Ticino, la RSI e la partitocrazia non hanno granché da festeggiare
Redazione
09.03.2026 13:52

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A livello nazionale, e soprattutto in Svizzera tedesca,
l'esito dell'iniziativa "200 franchi bastano" è deludente. Tuttavia,
un risultato a vantaggio dei cittadini l'iniziativa l'ha comunque raggiunto,
perché senza di essa il Consiglio federale mai avrebbe deciso di ridurre il
canone radioTV a 300 franchi.
In Ticino, la RSI e la partitocrazia hanno comunque poco da
festeggiare: nel nostro Cantone si è registrata la seconda percentuale più elevata
di Sì all’iniziativa a livello nazionale, dopo Svitto.
Quasi il 47% di Sì in Ticino è un risultato ragguardevole,
in considerazione della mobilitazione senza precedenti del fronte contrario,
che ha schierato tutti i soldatini scoperchiando anche le tombe, nonché di una
campagna contro l'iniziativa condotta all'insegna del catastrofismo, della
denigrazione, e di pacchiane "fake news”. A partire dalla narrazione
grottesca sulla "democrazia in pericolo" e perfino sulla "patria
in pericolo": come se la SSR fosse la Svizzera e la RSI il Ticino; come se
si stesse discutendo di una questione identitaria e non di un servizio
pubblico.
Da un aggiornamento delle cifre pubblicate dal Controllo
federale delle finanze risulta inoltre che il Partito socialista svizzero ha
finanziato la campagna contro l’iniziativa per la riduzione del canone con
l’enorme cifra di 1,6 milioni di franchi: evidentemente perché il PS trae
vantaggio politico da una SSR sovradimensionata a spese dei cittadini,
costretti a pagare il canone più elevato del mondo. Poi qualcuno ha ancora il
coraggio di sostenere che la SSR (e la RSI) non sarebbero di sinistra…
L’iniziativa “200 franchi bastano” è stata respinta, ma a
Comano dovrebbero porsi qualche domandina, dato che quasi un ticinese su due ha
di fatto bocciato la RSI. Naturalmente non lo faranno. La RSI, ritenendosi in
una botte di ferro, sotto l’ala interessata della partitocrazia, riterrà che
tutto le sia concesso.
La questione non è tuttavia chiusa. Per almeno tre motivi:
1) Prossimamente la concessione della SSR arriverà davanti
al parlamento federale, e allora finalmente ci sarà un dibattito su quale debba
essere il perimetro d'azione dell’emittente di Stato.
2) La società si evolve, e sempre più rapidamente, in una
direzione opposta a quella del canone obbligatorio più caro del mondo.
3) I fatti sono testardi: per il servizio pubblico, 200
franchi bastano. Il resto serve a mantenere un centro di potere, di propaganda
e di distribuzione di incarichi e prebende a beneficio della casta. Non certo
del comune cittadino, che si limita a pagare. E sempre più spesso senza nemmeno
guardare la TV né ascoltare la radio.
Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi

