Davina Fitas
In occasione del 14 giugno un po’ di disinformazione a buon mercato
Redazione
13.06.2023 17:08

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Nella giornata di oggi l’Unione svizzera degli imprenditori pubblica un comunicato che
riporta i risultati di un’indagine condotta dall’Università di San Gallo dalla
quale emergerebbe che la disparità salariale in Svizzera è quasi totalmente
assente.
L’indagine
dell’Università di San Gallo prende in considerazione un campione pari al 10%
del totale delle imprese che sarebbero soggette, ai sensi della Legge sulla
parità, all’obbligo di effettuare un’analisi sulla parità salariale. Al
campione appartengono le imprese che l’analisi l’hanno effettivamente fatta.
Fin qui
niente di male, se non che l’USI considera questo campione come rappresentativo
di tutte le imprese svizzere. Ma non è così per vari motivi: anzitutto questa
analisi considera solo le aziende con più di cento dipendenti, e questo riduce
di molto il panorama imprenditoriale del nostro paese, e tra queste sceglie
solo quelle che hanno effettivamente condotto l’analisi, che dimostrano cioè
una certa sensibilità sul tema della parità. Posto infatti che l’analisi
sarebbe obbligatoria, non c’è nessuna sanzione per le aziende che non fanno
quanto previsto dalla legge, quindi esistono aziende che non sono ancora in
regola e che non sono considerate dall’indagine.
Su questa
base arrivare addirittura a concludere che i dati forniti dalla Rilevazione
svizzera della struttura dei salari sono esagerati è quindi totalmente
fuorviante. Generalizzare i risultati della ricerca dell’Università di San
Gallo è come intervistare i tifosi allo stadio la domenica e concludere che il
100% degli svizzeri sia molto interessato al calcio!
Un altro
aspetto: lo strumento Logib misura la discriminazione salariale, non
semplicemente la differenza tra i salari delle donne e quelli degli uomini, e
accetta un valore di discriminazione pari al 5%.
Il fatto
quindi che si possa essere confortati (e per fortuna!) dai risultati ottenuti
da una parte delle aziende, non significa che possiamo giungere alla
conclusione che sia tutto a posto. C’è ancora molto lavoro da fare ed è per
questo che domani le donne hanno tutte le ragioni di far sentire la propria
voce nelle piazze di tutta la Svizzera.
Travail.Suisse
e l’OCST propongono lo strumento Respect8-3.ch proprio per valorizzare le
imprese che si impegnano per la parità e condannare pubblicamente quelle che
non lo fanno. Perché questo strumento sia efficace è necessario che le
lavoratrici e i lavoratori segnalino in modo anonimo l’inadempienza
dell’azienda per la quale lavorano.
Davina
Fitas, responsabile
OCST donna-lavoro

