Lorenzo Quadri
Immigrazione di massa: un decennio di prese in giro
Redazione
11.02.2024 09:36

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9 febbraio 2014 – 9
febbraio 2024. Sono passati 10 anni dall’approvazione dell’iniziativa popolare
“Contro l’immigrazione di massa” che, come dice il nome, mira(va) a porre dei
contingenti all’immigrazione, frontalierato incluso.
L’iniziativa venne accolta
alle urne. Ma la partitocrazia federale – PLR in primis – si è sempre rifiutata
di applicarla. Nel dicembre 2016 ha infatti varato la scandalosa “preferenza
indigena light”, che è del tutto inutile: del resto, tale era l’obiettivo fin
dall’inizio. Risultato: in Ticino ci troviamo 80mila frontalieri in continuo
aumento.
Oggi, dopo 10 anni di non
applicazione della volontà popolare, la situazione sul fronte migratorio è grave. Tant’è che l’iniziativa “No ad una
Svizzera con 10 milioni di abitanti!”, lanciata lo scorso luglio, è già
riuscita con quasi un anno d’anticipo, avendo raccolto 110mila sottoscrizioni
valide.
Non a caso: negli ultimi
20 anni il numero di abitanti della Svizzera è esploso a seguito
dell’immigrazione incontrollata, conoscendo una crescita del 21%: percentuale
che non esiste da nessun’altra parte. Se non si interviene, la quota 10 milioni
verrà raggiunta nel 2030. Un decennio fa, l’Ufficio federale di statistica
prevedeva che non saremmo arrivati a 9 milioni di abitanti prima del 2055.
Invece a 9 milioni ci siamo già adesso, con oltre 30 anni di anticipo.
E’ ormai conclamato che,
per colpa dei cosiddetti “partiti storici”, la volontà popolare non viene
applicata. La RSI, poco sospetta di simpatizzare per l’iniziativa “Contro
l’immigrazione di massa”, venerdì ha
pubblicato sul suo sito un’intervista al costituzionalista Andreas Kley,
professore presso l’Università di Zurigo. Lo studioso parla chiaro: “Ci sono iniziative che non vengono
applicate in modo corretto. Se una maggioranza delle élite in Parlamento si
oppone a una proposta, non si può far nulla, anche se c’era un consenso
popolare. Perché sta al Parlamento tradurre il testo di un’iniziativa in leggi
concrete. Se non lo vuol fare, finisce lì...”. In questo modo “un’iniziativa
accettata viene degradata ad una specie di sondaggio da mettere in un cassetto.
E alla fine abbiamo tanti begli articoli nella Costituzione che non vengono
applicati. Un’offesa alla Costituzione e alla legge”. E per questa offesa
alla Costituzione, ma soprattutto ai cittadini, sappiamo chi ringraziare.
La situazione è destinata
a precipitare se la Svizzera sottoscrivesse un accordo istituzionale con l’UE.
In quel caso, i diritti popolari diventerebbero lettera morta: le leggi ce le
detterebbe direttamente Bruxelles. Al punto che il prof. Kley, sempre
dell’intervista citata sopra, ammette che “forse bisognerebbe modificare la
Costituzione e stabilire che nei settori regolati da accordi internazionali non
sono più ammesse iniziative popolari”. Ecco il “radioso” futuro che la
casta prepara alla democrazia elvetica. Una prospettiva funerea, che però pare
apprezzata anche dalla maggioranza del Consiglio di Stato, la quale – a
dimostrazione che al peggio non c’è davvero limite – è riuscita ad approvare il
mandato negoziale con Bruxelles. Inaudito.
Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale (Lega dei Ticinesi)

