Maria Pia Ambrosetti
Il venerdì nero della democrazia svizzera
Redazione
19.09.2025 16:46

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Oggi, 19 settembre 2025, entra in vigore il nuovo e controverso
Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) dell’OMS. Con questa decisione la
Svizzera consegna una parte sostanziale della propria sovranità in materia di
salute ad organismi internazionali, nonostante le critiche e persino una
mozione parlamentare che chiedeva il coinvolgimento del Parlamento.
Il Consiglio federale ha infatti deliberatamente ignorato
la mozione
Glarner, approvata dal Parlamento, che obbligava a sottoporre al
controllo parlamentare ogni accordo con l’OMS. E invece l’Esecutivo ha lasciato
entrare in vigore il nuovo Regolamento Sanitario Internazionale senza alcun
vaglio parlamentare, scavalcando così la volontà democratica espressa dalle
Camere.
Così, d’ora in avanti, il Direttore generale dell’OMS potrà
dichiarare emergenze sanitarie globali e imporre misure drastiche, compresi
lockdown ed “immunizzazioni” sperimentali, con margini di manovra minimi per i
singoli Stati.
Le nuove norme dell’OMS comprendono anche strumenti contro
la cosiddetta “infodemia”: dietro la formula della lotta alla disinformazione
si celano meccanismi di censura che minano la libertà di opinione e di stampa.
È vero che il Consiglio federale ha formulato una riserva almeno su queste
disposizioni, ma il rischio non è scongiurato. Anche l’Unione europea spinge
per un giro di vite con strutture centralizzate, come lo “Scudo della democrazia”
e centri di monitoraggio dei flussi informativi. Vista la stretta integrazione
con Bruxelles, c’è il pericolo concreto che questi strumenti vengano importati
anche nel nostro Paese.
Un ulteriore motivo di allarme proviene dai nuovi accordi
sanitari che Berna intende siglare con l’UE. Essi prevedono la possibilità che
“unità di intervento sanitario europee” possano essere inviate anche in
Svizzera. Queste squadre, subordinate al Centro europeo per la prevenzione e il
controllo delle malattie, avrebbero veri e propri poteri esecutivi. Il solo
termine “gruppi di d’intervento”, storicamente legato a pesanti implicazioni
storiche, evoca scenari inquietanti. Ma anche senza il peso simbolico, rimane
l’idea di una Svizzera sorvegliata e diretta da strutture esterne.
Per tradurre in diritto interno le nuove regole dell’OMS,
il Consiglio federale ha avviato la revisione della Legge sulle epidemie (LEp).
Nel progetto compaiono l’integrazione del RSI e di altre regole internazionali,
la ripresa delle misure di emergenza già adottate durante l’emergenza Covid –
come mascherine, divieti di assembramento e lockdown – e una forte enfasi sulle
campagne vaccinali e sul loro monitoraggio. Invece di una seria autocritica
sugli errori della pandemia, il governo li cristallizza in nuove norme
permanenti.
Per questo motivo, ABF Schweiz (Aktionsbündnis Freie
Schweiz) annuncia già sin d’ora il lancio del referendum contro la revisione della
LEp. L’obiettivo è difendere la sovranità sanitaria della Svizzera e impedire
che decisioni calate dall’alto, a Ginevra o a Bruxelles, diventino
automaticamente legge federale. Il 19 settembre 2025 passerà alla storia come
il giorno in cui la Svizzera ha perso un pezzo della sua indipendenza in nome
della governance sanitaria globale. Ma la partita non è chiusa: la mobilitazione
referendaria mostrerà se i cittadini sono pronti a difendere le proprie
libertà.
Maria Pia Ambrosetti, deputata HelvEthica Ticino

