Giorgio Ghiringhelli
Il velo nelle scuole e l’effetto di proselitismo islamico
Redazione
23.09.2026 15:54

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Negli
scorsi giorni il Consiglio svizzero delle religioni – una piattaforma per il
dialogo interreligioso che riunisce le principali Chiese e comunità religiose
svizzere, fra cui quella ebraica e quella islamica - ha preso posizione contro
un divieto generalizzato dei simboli religiosi a scuola, sia per gli alunni e
sia per i docenti . Per quanto riguarda gli alunni, si fa notare che un simile
divieto – in vigore in Francia dal 2004 con il beneplacito della Corte europea
dei diritti dell’uomo… - costituirebbe una violazione sproporzionata della
libertà religiosa, come in effetti il Tribunale federale aveva già stabilito in
una sentenza del 2015 concernente una scuola nel Comune di St. Margrethen
(Canton San Gallo). Quindi è assai
probabile che le recenti decisioni di vietare il velo nelle scuole, adottate
dai Parlamenti dei Cantoni di Zurigo, Argovia e San Gallo, verrebbero bocciate
dal Tribunale federale in caso di ricorsi.
L’unico
modo per aggirare questo ostacolo sarebbe quello di inserire un simile divieto
nella Costituzione federale, e difatti il Comitato di Egerkingen (quello che
aveva lanciato con successo le iniziative contro i minareti e contro la
dissimulazione del volto in pubblico) aveva già manifestato nei mesi scorsi
l’intenzione di lanciare una nuova iniziativa popolare concernente il velo
nelle scuole. A tal proposito ricordo che fui uno dei primi in Svizzera, e il
primo in Ticino, a sottoporre a un Parlamento cantonale una petizione per
chiedere il divieto del velo islamico nelle scuole obbligatorie. La petizione, presentata l’11 gennaio 2010, fu
bocciata dal Gran Consiglio il 9 novembre 2010, con la motivazione che nei vari
ordini di scuola vi erano «solo» 10 ragazze velate: per me erano già 10 di
troppo, ma come spesso accade in politica, si aspetta che i buoi siano usciti
dalla stalla prima di agire…
Per
quanto riguarda il personale docente, il Consiglio svizzero delle religioni ha
espresso il parere che i simboli religiosi non costituiscono una base
sufficiente per ritenere che un insegnante influenzi o indottrini gli alunni.
Ma in questo caso il Tribunale federale si era già espresso nel 1997 a favore
di un divieto, respingendo il ricorso presentato dalla docente di una scuola
primaria ginevrina a cui era stato vietato di indossare il velo. Secondo i
giudici, poco importava il fatto che alla ricorrente non si potesse
rimproverare di aver fatto del proselitismo, poiché essa non poteva sottrarsi «senza
esporre le sue convinzioni» alle domande che gli allievi le potevano porre
a proposito del suo abbigliamento. Sempre secondo i giudici «il velo
islamico è difficilmente conciliabile con l’uguaglianza dei sessi, che è un
valore fondamentale (…) che deve essere preso in considerazione nella scuola»
e inoltre «sarebbe difficilmente concepibile proibire la posa dei crocifissi
nella scuola pubblica e ammettere che i docenti possano indossare dei simboli
religiosi forti, poco importa di quale confessione». In definitiva i giudici, tenendo anche conto
della giovane età degli allievi di una scuola elementare, che li rende più
facilmente infuenzabili, si son chiesti «come
si potrebbe negare un effetto di
proselitismo» determinato dal porto del velo, visto che «esso
sembra essere imposto alle donne da una prescrizione coranica difficilmente
conciliabile con il principio di uguaglianza dei sessi, e con il messaggio di
tolleranza, di rispetto del prossimo e soprattutto di uguaglianza e di non
discriminazione che in democrazia ogni docente dovrebbe trasmettere ai suoi
allievi».
Il
Canton Ticino non ha ancora una base legale che gli consenta di vietare il
porto del velo islamico da parte di una docente, ma lo avrà presto se il Gran
Consiglio si deciderà ad approvare la petizione che avevo presentato il 28
ottobre dello scorso anno (sottoscritta fra gli altri dai due Consiglieri agli
Stati del Canton Ticino, Marco Chiesa e Fabio Regazzi, e dal futuro Consigliere di Stato Piero
Marchesi) che chiede di introdurre nella Legge della scuola un articolo che
vieti l’ostentazione di vistosi simboli religiosi (ad eccezione di gioielli di
formato discreto) da parte del personale docente.
Giorgio Ghiringhelli, Losone

