GISO Ticino
Il Ticino non faccia affari con la guerra
Redazione
04.10.2026 22:22

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La GISO Ticino lancia una petizione per la pace, la
riconversione civile e il futuro delle giovani generazioni. Come
giovani, studentesse e studenti, ci rivolgiamo al Gran Consiglio e al Consiglio
di Stato nelle rispettive competenze e prendiamo parola contro l’austerità e la
militarizzazione. Passiamo anni tra libri e laboratori per capire il mondo e
immaginare come cambiarlo. Vogliamo che ciò che impariamo apra sentieri verso
un futuro di pace, invece di essere usato per costruire armi e alimentare
guerre. Il 29
novembre la popolazione sarà chiamata a decidere se allentare le regole
sull’esportazione di armi. È una scelta che riguarda anche il Ticino. Nel
registro di armasuisse figurano aziende ticinesi tra le beneficiarie di commesse di compensazione
legate agli acquisti militari della Confederazione. Vogliamo sapere quali
attività vi sono collegate, quali risorse pubbliche le sostengono e quale
impatto hanno sull’ambiente.
Le richieste
La pace
mette radici quando tutte e tutti possono studiare, ricevere le cure di cui
hanno bisogno e vivere e lavorare con dignità. Vogliamo mettere il nostro
sapere e il nostro lavoro al servizio di questo futuro. E chi oggi lavora nella
filiera militare deve poter contribuire a produzioni civili senza perdere il
posto, il salario o la possibilità di formarsi. Chiediamo al
Consiglio di Stato e al Gran Consiglio di: opporsi a tutte le politiche
di guerra e promuovere con tutti i suoi
mezzi la pace; non usare soldi pubblici per
le armi: non concedere nuovi
contributi, garanzie o sgravi fiscali a progetti destinati a produrre armi
o componenti militari; proteggere chi lavora e il
clima: elaborare un piano per
riconvertire le attività coinvolte verso produzioni civili utili alla
collettività, tutelando posti di lavoro, salari e formazione; valutarne e
renderne pubblico l’impatto ambientale; fare chiarezza: raccogliere e pubblicare le informazioni disponibili
sulle aziende ticinesi coinvolte nelle commesse militari e negli accordi
di compensazione industriale, chiedendo alla Confederazione i dati
mancanti; chiedere un divieto di
finanziamento:
presentare un’iniziativa cantonale che chieda alla Confederazione di
vietare la produzione, l’esportazione, il transito e il finanziamento di
materiale bellico; dare voce a studentesse e
studenti: garantire nelle scuole spazi e
tempo per assemblee e incontri promossi da studentesse e studenti su
militarizzazione, industria bellica, clima e il loro futuro.
La GISO
Ticino invita la popolazione a firmare e a far circolare la petizione. La
petizione può essere firmata da chiunque, indipendentemente da età, nazionalità
o domicilio. I formulari possono essere scaricati da questo link: https://bit.ly/Petizione_Formulario e vanno ritornati al più
presto a GISO Ticino, Piazza Governo 4, 6500 Bellinzona.

