Diego Baratti
Il Ticino e la carenza di autostima
Redazione
30.09.2026 09:39

Foto: © CdT / Chiara Zocchetti
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Perché il Ticino, pur
avendo tutto per stare bene, sembra non riuscire mai a stare bene davvero?
Ce lo ripetiamo da
anni: salari più bassi che nel resto della Svizzera, giovani che partono verso
nord e non tornano, pressione sul mercato del lavoro, premi di cassa malati
pesanti, un rapporto complicato con Berna e con la vicina Lombardia. Sono
problemi reali, nessuno lo nega. Ma a forza di elencarli abbiamo smesso di
chiederci da dove nascano davvero.
La mia convinzione è
che alla radice di molte nostre difficoltà ci sia qualcosa che non compare in
nessuna statistica: come società, noi ticinesi soffriamo di una grave carenza
di autostima.
Questa carenza ha
conseguenze concrete. La prima è che siamo poco consapevoli di ciò che abbiamo.
Viviamo in uno dei territori più sicuri, benestanti e belli d'Europa, con
imprese di eccellenza, un'università giovane e dinamica, una posizione
strategica tra nord e sud. Eppure ne parliamo quasi sempre con un tono di
rassegnazione.
La seconda è
l'insicurezza. Chi non crede in sé stesso tende a restare fermo, a rimandare, a
guardare con sospetto ogni cambiamento. Da qui nasce la terza conseguenza,
forse la più amara: l'invidia verso chi ha successo. Invece di prendere esempio
da chi ce la fa, troppo spesso lo guardiamo con diffidenza, come se il suo
successo fosse sottratto a noi.
La quarta è
l'incapacità di scegliere. Decidere significa rinunciare a qualcosa e
assumersene la responsabilità. Ma per assumersi responsabilità serve fiducia in
sé stessi. Così rinviamo, blocchiamo, ricorriamo, e i progetti restano sulla
carta per decenni. Infine, senza autostima manca una visione condivisa del
futuro del Cantone: non si può immaginare dove andare se non si crede di
poterci arrivare.
Per questo sono
convinto che la colpa non sia, in primo luogo, della politica, dell'economia o
dei frontalieri. Sono i bersagli più comodi, perché ci permettono di spostare
altrove la responsabilità. La verità è meno piacevole: spesso siamo noi
ticinesi ad autosabotarci. Lamentarsi è più facile che agire, dare la colpa
agli altri è più comodo che guardarsi allo specchio.
Non si tratta di
negare i problemi, né di sostituire il lamento con un ottimismo di facciata. Si
tratta di cambiare atteggiamento: riconoscere i nostri punti di forza,
valorizzare chi intraprende e chi rischia, avere il coraggio di decidere e di
rispondere delle proprie scelte. È un compito che riguarda tutti: istituzioni,
imprese, associazioni, scuole, famiglie.
L'autostima di una
società non si decreta per legge: si costruisce giorno dopo giorno, con i
fatti. E se il Ticino smettesse di aspettare che qualcun altro risolva i suoi
problemi e cominciasse finalmente a credere in sé stesso?
Diego Baratti, vicepresidente UDC

