Tomas E. Romero
Il Ticino che verrà
Redazione
09.02.2023 17:17

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Nel settembre 2018, il popolo ticinese si espresse
negativamente sullo stanziamento di un credito di Sfr. 6'730'000 milioni di
franchi per l’esperimentazione di un nuovo modello educativo nelle scuole
dell’obbligo (La Scuola che Verrà). La premessa del progetto, oramai
fallimentare, proponeva un percorso educativo indifferente delle capacità e/o
particolarità personali. Insomma, una educazione dove il protagonista diventava
l’istituzione a scapito dello studente stesso. La bandiera dell’inclusività,
brandita dai propositori del decreto, era semplicemente una forma velata di
censura. Censura per coloro che vorrebbero esprimere il meglio di sé stessi e
delle loro possibilità. Il DECS proponeva un percorso unico che portava a un
traguardo identico per tutti. Tuttavia, il concetto è paradossale in quanto se
veramente si crede nella parità di opportunità non è possibile avere
uguaglianza nel risultato.
L’ipotesi della scuola che verrà, o meglio che non
verrà più, non era un concetto nuovo. Si potrebbe fare un paragone con le leggi
“d’armonizzazione” dell’Unione Europea atte ad appianare la piattaforma
industriale dell’eurozona, per sostenere il mercato unico europeo. Tuttavia,
gli effetti avversi di queste misure sono molto evidenti. Le piccole e medie
imprese vengono sopraffatte dall’immensità delle legislazioni, l’innovazione
sparisce completamente e la produzione si concentra in determinati paesi
(prevalentemente la Germania), a scapito delle economie più deboli oppure in
sviluppo. In effetti, il progresso di una società dipende dalla capacità di
essa di risolvere i problemi in modo innovativo da individui che si adoperano
in tutti gli ambiti professionali, academici e artistici con autodeterminazione
e libertà.
Ciò vuol dire che non possiamo aspettare che ogni
persona assuma delle funzioni predisposte come succede in un formicaio. Le
quote rosa nell’amministrazione cantonale sono un chiaro esempio del paradosso
di voler la libertà di scelta cercando, parallelamente, l’uguaglianza di
risultato.
Quindi, per far si che i giovani diventino
cittadini responsabili, innovativi, consci dei loro diritti e obblighi e
impegnati realmente per il progresso della comunità, è necessario fare uno
sforzo maggiore durante il loro percorso educativo. Sì al pareggio delle opportunità
ma massimizzando le loro capacità personali e professionali. Soltanto se i
giovani impareranno il rispetto di sé stessi e degli altri, riconoscendo le
proprie particolarità, potranno davvero essere protagonisti del loro percorso.
Soltanto in questo modo si prepareranno le nuove generazioni per affrontare i
grandi quesiti del futuro.
Il prossimo 2 aprile il popolo ticinese potrà
decidere in merito alla composizione parlamentare cantonale (Gran Consiglio) il
quale rimarrà in carica per 4 anni. Il Gran Consiglio ticinese si occupa di
legiferare ed esercita una funzione di controllo sul governo (Consiglio di
Stato). Quindi, il risultato della distribuzione di seggi influenzerà senza
dubbio sull’andamento del nostro Cantone in materia di sicurezza, finanze,
educazione, trasporti e salute pubblica. Perciò considerate le mozioni
legislative attuate dall’UDC nell’ultimo decennio e successivamente decidete
sul Ticino che verrà.
Tomas E. Romero, candidato UDC al Gran Consiglio

