Sisa
Il Sisa sostiene la petizione per abolire la tassa d'esenzione dal servizio militare
Redazione
30.04.2026 08:04

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Il
Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA), nel solco del
suo ventennale impegno antimilitarista, sostiene con convinzione la petizione
della Gioventù Comunista, lanciata venerdì 24 aprile, per rivendicare
l'abolizione — una volta per tutte — dell'aberrante e arbitraria tassa
d'esenzione dal servizio militare.
La tassa d'esenzione dal
servizio militare si configura come una punizione finanziaria nei confronti di
quei giovani che, per ragioni di salute fisica o psichica, vengono ritenuti
inabili al servizio militare. Nel 2025 il 20,8% dei giovani che hanno fatto
reclutamento, vale a dire 7692, sono stati ritenuti inabili al servizio
militare: una cifra enorme che sarà in parte costretta a versare un minimo di
400 franchi annui, o il 3% del reddito imponibile, per 11 annualità. Nel 2024,
infatti, l'esercito ha sottratto ai giovani inabili al servizio un totale di
167 milioni di franchi. Insomma, in Svizzera chi non è in grado di svolgere il
servizio militare, oltre a essere escluso aprioristicamente dal servizio
civile, viene di fatto punito ed è costretto a pagare una tassa che, nella
realtà dei fatti, viola diversi articoli costituzionali — come l'Art. 8, che
vieta la discriminazione per menomazioni fisiche o psichiche e impone
l'eliminazione degli svantaggi esistenti nei confronti dei disabili. Inoltre,
il Tribunale Federale, nonostante le due sentenze risalenti al 2009 e al
2021 della Corte Europea dei Diritti Umani che condannano la Svizzera, perpetua
un silenzio complice che non è altro che protezionismo istituzionale a tutela
della vacca sacra rappresentata dall'esercito.
In un contesto di diffusa
precarietà economica e di costante erosione del potere d'acquisto dei ceti
popolari — causata dall'inflazione, dall'aumento dei premi delle casse malati e
dall'aumento delle tasse universitarie senza un effettivo adeguamento delle
borse di studio — i giovani colpiti da tale tassa rischiano di essere
ulteriormente indeboliti.
Dato il preoccupante processo
di militarizzazione che stiamo vivendo in Svizzera — il quale si manifesta
attraverso il costante aumento dei fondi dell'esercito, la volontà di rendere
obbligatoria la giornata informativa militare per le donne, l'erosione della
neutralità e degli uffici diplomatici elvetici e, infine, lo smantellamento del
servizio civile — è più che mai necessario sostenere la campagna facendo eco
alla rivendicazione: riprendiamoci
i nostri soldi. Pertanto, invitiamo studentesse e studenti a
firmare in massa la petizione! Auspichiamo inoltre che le altre realtà
progressiste svizzere, coerentemente ai rispettivi programmi politici — che
prescrivono l'abolizione dell'esercito o l'eliminazione delle discriminazioni
strutturali nei confronti delle persone con disabilità — sostengano attivamente
la petizione. Il silenzio generale di fronte alla preparazione alla guerra,
infatti, oltre a rappresentare un'incapacità di analizzare la realtà e di
stabilire le priorità politiche, si configurerebbe come una vera e propria
corresponsabilità.

