Massimiliano Ay
Il riarmo è una truffa per farci comandare dalla NATO
Redazione
16.04.2025 08:04

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Ultimamente ho letto
diversi articoli, i cui autori si sorprendono del cosiddetto “doppio pulsante”;
della facoltà cioè degli Stati Uniti di bloccare un aereo o un sistema d’arma
in dotazione ad eserciti alleati, compreso quello svizzero.
Mi fa piacere che se ne
parli, peccato però che quando il Partito Comunista lo aveva anticipato ben
cinque anni fa, nessuno lo considerava un argomento valido e anzi qualche
ufficiale (evidentemente bugiardo oppure solo incompetente) l’aveva definito
anche come “complottismo”. E invece oggi fra i “complottisti” ci dobbiamo
mettere anche il “Financial Times” e altri media considerati autorevolissimi.
Ma torniamo a noi: il 17
settembre 2020 scrissi un articolo intitolato “La geopolitica degli aerei da
combattimento” pubblicato su vari portali online in cui dicevo che gli aerei da
combattimento “sono dei computer, non è ferraglia!”. Cinque anni fa il dibattito
era incentrato infatti sull’acquisto degli F-35 e il Partito Comunista era
l’unico che poneva sul tavolo un’argomentazione originale per opporvisi, quella
geopolitica! Un’argomentazione rifiutata dalla destra poiché risultava
incoerente con la narrazione “sovranista” e esclusa anche dalla sinistra che
preferiva le (trite e ritrite) motivazioni pacifiste. Solo il Partito Comunista
aveva posto, e fin dal primissimo dibattito TV alla RSI nel luglio 2019, la
parola chiave di tutta questa vicenda, e cioè: “NATO”!
Gli aerei, ma in generale
tutti i sistemi d’arma minimamente complessi, non sono infatti ammassi di
ferraglia, come forse qualcuno rimasto al palo del ‘900 ancora crede: sono
anzitutto prodotti altamente informatizzati con forme precise di vincolo tecnologico
che rispondono ad esigenze geopolitiche.
Vi ricordate il Gripen, il
caccia svedese che i cittadini svizzeri rigettarono? Esso fu acquistato dal
Brasile, il cui governo era nelle mani della sinistra patriottica (alleata
della Cina). Fondamentali componenti del motore dell’aereo in dotazione alle
forze armate brasiliane restavano di proprietà statunitense e il governo di
Washington ne bloccava la fornitura di pezzi di ricambio, costringendo
eventualmente a terra l’aviazione del paese latinoamericano fondatore dei
BRICS.
Anni dopo, nel 2020, il
governo svizzero sottopose al popolo svizzero un quesito, praticamente un
assegno in bianco. Si trattava di votare il principio di rinnovare la flotta
dell’aviazione militare, quale aereo acquistare spettava però ai tecnocrati, che
avrebbero liberamente scelto un modello fra alcuni selezionati. Quello che però
in pochi avevano notato è che nel messaggio del Consiglio federale vi era
scritto che tutti gli apparecchi presi in considerazione dovevano essere per
forza di esclusiva produzione NATO: rifiutando cioè esplicitamente ad esempio
aerei di produzione russa o cinese, anche qualora costassero di meno o fossero
più adeguati alle nostre esigenze nazionali.
Nel mio articolo di cinque
anni fa mi chiedevo allora: “ma un piccolo paese neutrale come il nostro non
dovrebbe invece diversificare i propri partner non solo economici ma anche
militari, proprio nell’ottica di non dipendere da una sola potenza estera, garantendo
così la propria sovranità?” e aggiungevo: “sono gli USA insomma a determinare
se i nostri aerei potranno decollare o sparare! Lo sa chiunque si occupi di
politica di sicurezza, ma in pochi lo ammettono e infatti anche in televisione
si è evitato di tematizzarlo”.
In pratica la Svizzera
compra per miliardi di franchi armi per la propria difesa nazionale. Ma queste
armi non possono assolvere al loro compito se non c’è l’Ok da parte della NATO
o del governo USA che ne resta in ultima istanza proprietario. Lo stesso problema
ce l’ha, ad esempio, la Gran Bretagna i cui missili balistici sono noleggiati
dagli USA. In pratica, essendo il nostro Paese circondato dalla NATO e avendo
in dotazione solo sistemi d’arma della NATO stessa, non potremo difenderci
nemmeno se ci armassimo fino ai denti. Questa è la contraddizione che nemmeno
l’UDC e i circoli militaristi vogliono affrontare.
Diversamente si comporta,
ad esempio, la Turchia. Pur essendo il secondo esercito più importante della
NATO, Ankara non ubbidisce alla NATO e anzi comprava sistemi missilistici di
terzi, produce materiale bellico in proprio, diversifica gli armamenti in dotazione
alle sue truppe con materiale non americano e, addirittura, dispone di
un’armata – quella con sede a Izmir – che in caso di crisi, non risponderebbe
alla NATO. Come mai un membro della NATO si prende questa libertà, e un paese
neutrale che non vi aderisce come la Svizzera non può adottare una politica
estera e militare minimamente autonoma?
Gli USA vendono le loro
armi all’UE e alla Svizzera, ma vogliono anche assicurarsi che nessun
acquirente le possa usare contro i loro interessi geo-strategici. E lo stesso
succederà ora con Trump che furbescamente, togliendosi dalla guerra in Ucraina,
guadagnerà grazie all’UE che si vuole riarmare fino alla follia: tutte le armi
saranno infatti ...americane. Altro che esercito europeo! Altro che esercito
svizzero!
Tutte queste informazioni
si sapevano da anni: al momento del voto svizzero, però, solo il Partito
Comunista l’aveva detto (e ribadito sui suoi canali), ma i mass media hanno
rifiutato di tematizzarle. Anche così si manipolano i cittadini.
Ecco perché dobbiamo
sabotare la corsa al riarmo che ci renderà solo un bersaglio bellico più
facile: al contrario dobbiamo difendere una neutralità integrale per il nostro
Paese e i giovani, al posto di farsi arruolare agli ordini della NATO, prestino
Servizio civile: ben più utile alla collettività e al Paese.
di Massimiliano Ay, segretario politico del Partito Comunista

