Christian Fini
Il prezzo dell’indipendenza
Redazione
28.04.2026 10:40

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È notizia recente che il debito pubblico ticinese si attesta oltre i 2 miliardi
di franchi. Un segnale da non ignorare. Perché il debito non è un concetto
astratto: come ricordava nei suoi interventi al Parlamento inglese Margaret
Thatcher, non esistono soldi pubblici, ma solo soldi dei contribuenti.
Ma fermarsi alla fotografia dei conti sarebbe riduttivo. La vera domanda è:
dove stiamo spendendo oggi… e dove stiamo investendo per essere all’avanguardia
domani? Perché esiste una differenza sostanziale tra spesa e investimento: la
prima mantiene lo stato delle cose, il secondo lo cambia. E nei settori
energia, ambiente e territorio questa distinzione è strategica.
Oggi una parte rilevante delle risorse pubbliche viene assorbita dalla gestione
corrente e da misure di breve periodo. Molto meno viene destinato a ciò che
costruisce indipendenza: infrastrutture energetiche, capacità produttiva
locale, innovazione. Ed è proprio qui che si gioca la partita.
Negli ultimi anni abbiamo visto cosa significa dipendere: volatilità dei prezzi
energetici con picchi anche superiori al +200% sui mercati europei,
approvvigionamenti condizionati da tensioni geopolitiche, margini di manovra
ridotti per imprese e famiglie. In economia è semplice: la dipendenza è un
costo strutturale, l’indipendenza è un investimento iniziale.
Serve quindi una visione chiara e non ideologica per la quale LEA si sta
battendo. Un Cantone moderno non sceglie tra fonti energetiche: costruisce un
mix intelligente. Solare, eolico, idroelettrico e una riflessione seria sul
nucleare di nuova generazione devono convivere in una strategia coerente. In
questo senso, l’apertura del Consiglio federale proprio sul nucleare è un
segnale importante che va sostenuto, perché rimette al centro un tema
strategico senza pregiudizi.
Accanto a tutto ciò, si apre un fronte decisivo. Nel Nord Europa – in Paesi
come Danimarca, Svezia e Norvegia – si stanno costruendo vere filiere
industriali: idrogeno verde prodotto da rinnovabili, infrastrutture dedicate,
carburanti sintetici e bio con nuove tecniche di sintesi. Non teoria, ma
investimenti da miliardi con una logica precisa: trasformare un costo
energetico in un vantaggio competitivo.
Ed è proprio qui che sta il punto. Mentre altri costruiscono filiere, noi
rischiamo di restare unicamente dei consumatori. Mentre altri investono per
ridurre la dipendenza, noi la gestiamo. Perché l’energia non è solo una
commodity: è un’infrastruttura che può garantire sovranità nazionale.
Il territorio, in questo, è centrale: dove produciamo energia, come la
distribuiamo e come adattiamo le nostre infrastrutture, non sono solo scelte
tecniche, ma scelte politiche nel senso più alto. Non tutto è realizzabile, ma
non tutto è rinviabile.
Christian Fini, presidente LEA

