Elio Del Biaggio
Il portafoglio non mente: quanto è davvero alta l’inflazione in Svizzera?
Redazione
20.09.2026 19:35

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In
Svizzera si parla di inflazione, di stabilità dei prezzi e di potere d’acquisto
con numeri che, sulla carta, sembrano rassicuranti. C’è però una domanda che
dovremmo avere il coraggio di porci: stiamo
davvero misurando tutto ciò che pesa sul portafoglio dei cittadini?
Perché
tra l’inflazione ufficiale e quella vissuta ogni giorno dalle famiglie può
esserci una distanza significativa.
Il
problema non è mettere in discussione le statistiche, ma è capire che cosa misurano davvero e, soprattutto, che
cosa lasciano deliberatamente fuori.
Quando
aumentano energia, carburanti, alimentari, abitazioni, trasporti, premi di
cassa malati e servizi, il costo della vita cresce concretamente. E se a questo
aggiungiamo imposte, tasse, oneri e altri prelievi che incidono direttamente o
indirettamente sui prezzi, la pressione sui bilanci familiari diventa ancora
più evidente.
Pensiamo
ai carburanti: il loro prezzo non dipende soltanto dal costo internazionale del
petrolio. Una parte rilevante è costituita da imposte e altri oneri. E il costo
dell’energia non rimane confinato alla pompa di benzina o alla bolletta: entra
nel prezzo di ciò che produciamo, trasportiamo, acquistiamo e consumiamo.
L’energia è dentro praticamente tutto e incide,
direttamente o indirettamente, sul costo di beni e servizi.
E allora
non basta dire che l’inflazione è contenuta se contemporaneamente una famiglia
deve spendere sempre di più per mantenere lo stesso livello di vita.
Un indice
medio può essere corretto dal punto di vista statistico e, nello stesso tempo,
risultare poco rappresentativo
dell’esperienza concreta di una famiglia. Non tutti consumano le stesse
cose, non tutti hanno gli stessi costi e non tutti sono colpiti nello stesso
modo dagli aumenti.
Per questo
parlare semplicemente di “inflazione” può diventare persino fuorviante se non
si guarda all’insieme della pressione economica che grava sui cittadini.
Il
rischio è quello di costruire una fotografia apparentemente rassicurante,
mentre la realtà quotidiana racconta altro. Un’inflazione ufficiale contenuta
può diventare inveritiera nella
percezione complessiva del costo della vita se non tiene adeguatamente
conto di tutte le voci che incidono sul bilancio familiare.
E qui
occorre essere realisti, ma soprattutto onesti.
Non si
può pretendere di tranquillizzare la popolazione raccontando soltanto ciò che
conviene alla politica, all’economia o alla narrazione ufficiale. I cittadini non hanno bisogno di essere
rassicurati: hanno bisogno che venga detta loro la verità.
Perché la
verità non arriva soltanto dai rapporti statistici: arriva dalla spesa al
supermercato, dalla fattura dell’elettricità, dal pieno di carburante,
dall’affitto, dai premi di cassa malati, dalle assicurazioni, dai trasporti, dalle
bollette. E, soprattutto, da ciò che rimane dello stipendio alla fine del mese.
Il potere
d’acquisto non è una percentuale astratta, ma è la quantità di beni e servizi che una persona può realmente permettersi
con il proprio reddito.
Se per
vivere come prima dobbiamo spendere sempre di più, qualcosa non torna, anche
quando un indicatore statistico ci dice che l’inflazione è sotto controllo.
E non è
una questione di pessimismo: si tratta semplicemente di una questione di
trasparenza.
Bisognerebbe
avere il coraggio di calcolare e comunicare il costo della vita considerando l’intero peso economico che grava realmente
sulle famiglie, distinguendo chiaramente ciò che deriva dai mercati, ciò
che dipende dalle decisioni dello Stato e ciò che è determinato da altri
fattori.
Perché
soltanto così possiamo capire quanto sia realmente elevata la pressione sui
cittadini e quali interventi siano necessari.
La politica può discutere di percentuali, l’economia
può discutere di indici, ma il portafoglio non mente.
E quando alla fine del mese resta sempre meno,
raccontare che va tutto bene non riduce l’inflazione: riduce soltanto la credibilità di chi lo racconta.
Elio Del Biaggio

