Elisa Chiapuzzi
Il futuro della nostra economia di montagna
Redazione
17.01.2023 06:12

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Secondo i dati di Meteo Svizzera,
l’anno 2022 ha fatto segnare le temperature più elevate di sempre al Sud delle
Alpi. Iniziato con l’assenza di precipitazioni nevose, continuato con la
scarsità di giorni di pioggia durante l’estate e con temperature al di sopra
della media durante quasi tutti i mesi dell’anno. Abbiamo terminato l’anno con
le stazioni di sci costrette a chiudere durante il periodo più propizio della
stagione a causa dello scioglimento della neve arrivata a metà dicembre. Le temperature
sopra gli zero gradi hanno infine impedito la produzione di neve artificiale.
Molti dipendenti di queste
stazioni non sono stati assunti oppure sono stati licenziati. Probabilmente non
tutti hanno ricevuto o non riceveranno uno stipendio nei prossimi mesi se
l’inverno continuerà su questa linea. Discorso simile per chi gestisce
strutture, ristoranti e negozi nella zona.
Le stazioni sciistiche di
montagna si stanno reinventando offrendo attività adatte anche nelle altre
stagioni. Chiudere queste stazioni come sostengono alcuni, non farebbe che
incentivare lo spopolamento delle valli, fenomeno a cui andiamo incontro da
diversi decenni. Le conseguenze oltre che economiche, riguarderebbero anche l’ambiente
alpino e la cultura delle Valli del Ticino.
Se negli ultimi decenni si fosse
investito nello sviluppo del turismo in montagna a quest’ora potremmo
probabilmente competere con altri rinomati comprensori Alpini, invece gli
investimenti sono finiti tutti nelle principali città. Il nostro Cantone ha una
risorsa territoriale che va dal lago alle montagne ma su quest’ultime si è
smesso troppo presto di investire o non si è mai investito abbastanza,
preferendo un turismo di massa in città a bordo dei laghi.
Un’economia alpina sostenibile
“green economy” potrebbe essere una soluzione per il rilancio delle Valli:
risponde alle esigenze delle persone, contribuisce a far fronte alle sfide
climatiche ed energetiche e aumenta la resilienza del territorio alpino. Natura
e paesaggio come descritto nella “Convezione delle Alpi” sono risorse per
un’economia sostenibile. L’agricoltura di montagna sostenibile inoltre produce
anche prodotti di qualità risparmiando risorse, salvaguardando e sviluppando il
paesaggio culturale tipico, tutelando la biodiversità, garantendo vantaggi economici e sicurezza
alimentare.
Il cambiamento climatico è
sicuramente inarrestabile, ma gli effetti negativi sull’uomo e sull’ambiente
devono essere definiti. I dati che la scienza oggi ci fornisce dimostrano che
l’aumento della temperatura è dovuto in parte alle attività umane. Diffidiamo
allora da una politica che a tutti i costi non vuole accettare la realtà e le
evidenze scientifiche, perché vanificherà ogni sforzo e sacrificio fatto dai
nostri padri e nonni che si sono occupati di salvaguardare il territorio
alpino. Non invertire la rotta e non cercare di adattarsi al cambiamento il più
presto possibile non potrà che causare il peggiorare della crisi climatica e
dei suoi effetti.
Elisa Chiapuzzi, I Verdi del Bellinzonese e Valli

