"No UE - No NATO"
Il Consiglio federale si vende agli USA
Redazione
18.11.2025 08:53

Foto: © CdT/Archivio
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Il Fronte per la
neutralità e il lavoro “No UE – No NATO” è sconcertato dall’esito dei negoziati
con gli USA.
Ciò che emerge dal
testo pubblicato originariamente solo dalla Casa Bianca – mentre il nostro
Consiglio federale era intento a parlare di formaggio e poco altro in
conferenza stampa – è un chiaro attacco non solo alla sovranità e alla
neutralità svizzera, ma anche al nostro sistema economico e alle tutele legali
di cui disponiamo in vari ambiti.
Come già accaduto
con il trattato di sottomissione all’UE, anche secondo questa nuova
dichiarazione congiunta si va ben oltre a questioni puramente tecniche e
commerciali, imponendo pesanti condizioni politiche al nostro Paese:
1. Imposizione
delle sanzioni da parte statunitense
Una delle contropartite per la riduzione delle tariffe
sarà infatti l’allineamento svizzero alle sanzioni statunitensi e il
sostanziale boicottaggio di aziende, tecnologie e investimenti di paesi terzi
non graditi agli USA. La retorica del “decideremo noi”, peraltro identica a
quella utilizzata in relazione alla “ripresa dinamica del diritto dell’UE” è
puro fumo: se la Svizzera davvero vorrà concludere questo accordo con gli Stati
Uniti dovrà poi obbedire alle regole di Washington.
2. Apertura
del mercato ai danni di agricoltori e industria
La Svizzera andrebbe ad accettare importanti
concessioni in ambito alimentare. L’accordo prevede infatti contingenti esenti
da dazi per carne di manzo, pollame e prodotti ittici: ciò creerebbe una
concorrenza al ribasso a danno di agricoltori e produttori svizzeri.
Contemporaneamente, si chiede alla Svizzera di abbassare i requisiti sanitari
per svariati prodotti alimentari, permettendo così in futuro l’importazione di
derrate alimentari statunitensi oggi vietate. A fronte di tariffe del 15%, la
Svizzera dovrà invece aprire il suo mercato applicando tariffe pari a zero sui
beni industriali statunitensi.
3. Messa in pericolo del settore pubblico e
delle sovvenzioni
Nella dichiarazione congiunta si legge che le parti
intendono collaborare “per affrontare le potenziali distorsioni derivanti da
sussidi industriali o dalle attività di impresa di proprietà statale”.
Ciò significa che gli USA vogliono interferire nelle
nostre politiche industriali e/o sull’agire delle nostre imprese statali, quali
ad esempio le ex-regie federali. Come non essere d’accordo con la NZZ quando si
chiede se la politica di sussidi all’industria siderurgica sia in pericolo e se
gli USA ambiscano a smantellare il monopolio postale nostrano? Lo stesso
monopolio che oggi pone un limite alle aziende private come UPS e FedEx,
notoriamente conosciute dalla popolazione per un servizio di qualità minore.
4. Recepimento delle normative USA
Secondo la dichiarazione congiunta la Svizzera dovrà
adattare i suoi standard in svariati ambiti: dall’immatricolazione di veicoli
oggi illegali all’omologazione di dispositivi medici statunitensi, passando per
nuove normative sulla proprietà intellettuale.
5. Sovranità digitale compromessa
Gli USA impongono alla Svizzera di rinunciare a
qualsiasi tassazione dei giganti tecnologici come Google, Meta o Amazon,
interferendo nel dibattito politico attualmente in corso a Berna. Si chiede al
contempo di facilitare i flussi di dati fra i due paesi, particolarmente
sensibili, ma richiesti dai settori tecnologici e finanziari statunitensi.
6. Ingerenze nella libera scelta dei sistemi d’arma
Sebbene non sia parte esplicita della presente
dichiarazione, c’è anche da tenere presente la dimensione militare soggiacente,
storicamente inseparabile da quella economica.
Nel contesto di questo rinnovato corso di svendita
della neutralità, il Consiglio federale sta infatti procedendo da tempo
all’acquisto di sistemi d’arma statunitensi, fra cui i controversi aerei F-35 o e
il sistema di difesa aerea Patriot. È difficile non pensare che gli USA
vincolino elementi commerciali a quelli militari e viceversa, andando così ad
alimentare un’ulteriore dipendenza nei confronti di Washington e del suo
complesso militare-industriale.
La Svizzera
dev’essere posta nelle condizioni di commerciare liberamente con i partner che
più le confacciano, senza dover sottostare a ricatti economici e senza
intromettersi in guerre commerciali altrui.
Quando il
parlamento federale sarà chiamato ad esprimersi in merito, il Fronte per la
neutralità e il lavoro auspica che tale processo venga prontamente rispedito al
mittente. Se così non fosse, saremo pronti a unirci nella lotta per bloccare
questa degenerazione per via referendaria e popolare.
Fronte per la neutralità e il lavoro "No UE - No NATO"

