Alberto Togni
Il bivio: neutralità o NATO?
Redazione
11.12.2024 11:01

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Il
Consiglio federale è preoccupato perché approvare l’iniziativa sulla neutralità
impedirebbe l’adozione di sanzioni dell’UE, che sarebbero “uno strumento
importante per rispondere alle violazioni del diritto internazionale” e
godrebbero “di un largo riconoscimento internazionale”. Sorvolando sul fatto
che il dibattito sulla legalità di sanzioni unilaterali come quelle di USA e UE
contro la Russia è tutt’altro che unanime, e che quindi le medesime potrebbero
essere una violazione del diritto internazionale (e che la stessa rivista
“Foreign Affairs” le definì “armi di distruzione di massa per eccellenza”
quando causarono la morte diretta di oltre 1,5 milioni di persone in Iraq,
perlopiù bambini), bisognerebbe forse spiegare al governo che la maggioranza degli
stati e della popolazione del mondo quelle sanzioni non le approva né le ha mai
applicate. Si mente sapendo di farlo o abbiamo iniziato a credere alla nostra
stessa propaganda?
Il
documento pubblicato mercoledì prosegue lamentandosi che una definizione troppo
rigida di neutralità impedirebbe alla Svizzera di collaborare di più con NATO e
UE, con pesanti ricadute politiche, economiche e d’immagine. Di nuovo la realtà
viene capovolta: è proprio a causa dell’adozione delle sanzioni dell’UE,
dell’organizzazione di finte conferenze di Pace fallimentari e unilaterali e
del progressivo avvicinamento alla NATO che l’immagine della Svizzera viene
indebolita agli occhi del mondo facendoci rischiare ripercussioni economiche
(dagli effetti delle sanzioni – lo vediamo già in queste settimane nel crollo
dell’industria siderurgica svizzera – fino a una potenziale esclusione da
determinati mercati emergenti in futuro) e rappresaglie politiche (dopo aver
perso la propria credibilità diplomatica). Queste potrebbero inoltre diventare,
se non si inverte la rotta, anche militari, proprio perché siamo sempre più
integrati in un blocco preciso e quindi a nostra volta un futuro legittimo
bersaglio militare. L’alternativa all’iniziativa per la neutralità, quindi, non
significherà per la Svizzera più solidarietà e un contributo all'ordine e alla
pace come piace ancora sognare qualcuno, bensì l’avvicinamento alla NATO e alle
sue politiche guerrafondaie, con gravi rischi per la stessa stabilità e
sicurezza del nostro Paese.
Alberto
Togni, membro
di Direzione del Partito Comunista

