VPOD
Il 15 giugno, diciamo SÌ a cure e prestazioni di qualità
Redazione
03.06.2025 16:54

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Un
voto decisivo per la dignità del lavoro e la qualità dei servizi pubblici. Il
15 giugno la popolazione ticinese sarà chiamata a esprimersi sull’iniziativa
popolare “Per cure
sociosanitarie e prestazioni socioeducative di qualità”, promossa dal Sindacato VPOD.
Con
oltre 7.000 firme raccolte in pochi mesi, l’iniziativa nasce dal cuore dei
luoghi di cura: ospedali, case anziani, cure a domicilio, servizi psichiatrici,
nidi, strutture per persone con disabilità. Ambienti dove migliaia di
professioniste e professionisti garantiscono, ogni giorno, sostegno alle
persone più fragili. Ma anche contesti sempre più sotto pressione, con carenze
strutturali che compromettono la qualità dei servizi. Il personale, assieme al
Sindacato VPOD, da anni denuncia queste condizioni e propone delle soluzioni;
troppo spesso, tuttavia, rimane inascoltato. L’iniziativa porta finalmente
queste rivendicazioni davanti alla popolazione ticinese, che può cambiare la
situazione attuale.
Il
personale sociosanitario e socioeducativo patisce un sovraccarico cronico:
mancano risorse, i ritmi sono intensi e i turni sono spesso incompatibili con
una vita familiare dignitosa. Inoltre, gli stipendi non riflettono le
responsabilità e il carico emotivo del lavoro. Non si tratta solo di condizioni
inique: è a rischio la tenuta del sistema. Se non interveniamo ora, l’abbandono
della professione aumenterà e diminuirà la qualità dell’assistenza.
L’iniziativa pone richieste chiare e concrete, come ad esempio:
·
condizioni
di lavoro sostenibili, con carichi equi e orari compatibili con la vita
privata;
·
salari
adeguati al valore sociale e alla responsabilità;
·
una
vera conciliabilità tra vita lavorativa e familiare.
Queste misure non sono
privilegi, ma basi essenziali per garantire servizi pubblici umani e di
qualità. Di fronte a questa proposta costruttiva, gli oppositori non hanno reali
argomenti per contrastarla, limitandosi a dire che “costa troppo” o che “non è
il momento”. Ma se non ora, quando? E quanto ci costerà un sistema che non
regge più? Troppi politici non hanno ancora capito che in momenti di crisi devono
avere il coraggio di investire e non tagliare su beni e servizi!
Dire no significa lasciare
tutto com’è: personale sotto pressione, servizi fragili, giovani che
abbandonano queste professioni. Dire SÌ significa invece investire nel bene
comune. Nessuno è immune da malattia, invecchiamento o dal bisogno di affidare
i propri cari a strutture educative e assistenziali. Quando quel momento
arriva, vogliamo un sistema che funziona, con personale motivato e stabile.
Il
15 giugno non decidiamo solo il destino di una categoria, ma il volto del
nostro servizio pubblico. Diciamo SÌ. Perché ci sta a cuore.

