Amalia Mirante
Il -0,3% del PIL non affonda Trump, ma l’informazione economica
Redazione
03.05.2025 14:30

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Nel primo trimestre del 2025 il
prodotto interno lordo degli Stati Uniti si è contratto dello 0,3%. È bastato
questo dato per far partire una raffica di commenti trionfali da parte di chi
da tempo prevede (e auspica) il fallimento della politica economica
dell’amministrazione Trump. Ma è un errore. Più che un segnale allarmante
sull’economia, questo dato è il riflesso distorto di un meccanismo contabile e
di alcuni fenomeni transitori. Bastava leggere con attenzione il comunicato
del 'Bureau
of Economic Analysis' (BEA). Prima di tutto, il -0,3% è una
variazione annualizzata, come d’uso negli Stati Uniti. Significa che il dato
indica quanto crescerebbe (o calerebbe) il PIL in un anno se la dinamica del
primo trimestre si ripetesse identica nei successivi tre. Il dato non
annualizzato, cioè la variazione trimestrale del primo trimestre, mostra una
flessione modesta, inferiore allo 0,1%.
Serve un'analisi macroeconomica
Ma la questione non è solo
tecnica. Serve un’analisi macroeconomica. Il PIL è composto da quattro
elementi: consumi delle famiglie, spesa pubblica, investimenti delle imprese e
esportazioni nette (cioè esportazioni meno importazioni). In questo trimestre,
la dinamica della bilancia commerciale ha inciso in modo determinante. Le
importazioni sono aumentate del 41,3%. Un incremento eccezionale, legato in
parte al timore di nuovi dazi: molte imprese hanno anticipato gli acquisti
dall’estero, soprattutto nel settore farmaceutico e nei beni capitali (come
computer e componenti industriali). Questo boom delle importazioni
ha causato un disavanzo commerciale record: 162 miliardi di dollari solo nel
mese di marzo (circa 134 miliardi di franchi). È un’anomalia che lo stesso BEA
ha sottolineato. Inoltre, per semplificare dal punto di vista tecnico, è come
se una parte consistente di queste merci importate non sia ancora stata
registrata come incremento delle scorte, perché non è fisicamente entrata nei
magazzini o è stata contabilizzata in modo differito. Poiché le importazioni
sono sottratte dal calcolo del PIL, la loro impennata ha avuto un impatto
negativo immediato, ma distorto, sull’indicatore.
Un dato da interpretare con cautela
Altri fattori da considerare: la
spesa pubblica è diminuita, come previsto dai programmi dell’amministrazione
Trump. Anche questo ha inciso sulla riduzione del PIL. Ma si tratta di una
scelta politica coerente, non di un segnale di debolezza congiunturale. Infine, va allargato lo sguardo.
Un solo dato trimestrale, per quanto importante, non può restituire lo stato di
salute di un’economia. Occupazione, consumi, inflazione e creazione di posti di
lavoro indicano che non siamo di fronte a una crisi. Il mercato del lavoro è
solido, l’inflazione sotto controllo, la domanda interna regge. Il
dato del PIL va quindi interpretato con cautela. Non è una pagella politica. È
una fotografia parziale, influenzata da fattori tecnici e congiunturali. Saper
leggere questi numeri richiede attenzione e competenza. Altrimenti si finisce
per fare propaganda. E l’economia, a differenza della politica, ha bisogno di
lucidità.

