Andrea Togni
I Mori, i “woke” e la revisione storica
Redazione
11.02.2024 13:48

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Attenzione a non
discriminare chi cerca di perpetuare le nostre tradizioni, senza evocare nulla
di negativo, né di negazione degli errori che l'umanità tutta (in ogni dove ed
in ogni epoca), ha commesso e commette.
I Mori, balzati alle
cronache negli scorsi giorni, nelle rappresentazioni religiose, assumono
significati diversi a seconda del contesto e della tradizione specifica in cui
appaiono. Raffigurare uno dei Re Magi come un Moro dovrebbe essere visto non
solo come un simbolo del verbo rivolto a tutti, ma anche come un'opportunità
per riconoscere e valorizzare la diversità storica e la ricchezza culturale che
da essa deriva! Anche quando il raffigurante è un attore che si è colorato il
volto.
Nelle processioni
pasquali o il presepe, i Mori possono rappresentare la diversità dell'umanità
che viene a rendere omaggio alla nascita di Gesù, sottolineando l'universalità del
messaggio cristiano, come pure simboleggiare i nemici della fede cristiana,
rievocando le antiche lotte di religione.
La cultura
"woke" ha origini negli Stati Uniti attorno agli anni '60 e si basa
sull'idea di essere "svegli" e consapevoli delle ingiustizie sociali,
in particolare riguardo al razzismo e alla disuguaglianza sociale.
Originariamente, si perseguiva un atteggiamento di solidarietà verso chi subiva
questi soprusi, promuovendo l'impegno per una società più equa. Ben venga!
Con il passare del tempo,
e soprattutto con la diffusione di movimenti più recenti, il termine
"woke" ha acquisito notorietà e si è diffuso nell'uso comune,
assumendo anche connotazioni negative per via della politicizzazione e
dell'estremismo di alcuni suoi sostenitori. Questa deriva estrema ha portato
l'evoluzione della sensibilità verso chi era definito “diverso”, rendendo ogni
concetto ad esso riferito un tema dominante con effetti su politiche globali,
percezione dell'identità e libertà di espressione. Il concetto di revisionismo
storico assume un ruolo significativo nel modo in cui interpretiamo e valutiamo
queste tradizioni alla luce delle comprensioni contemporanee della storia e
della sensibilità culturale.
Mi permetto sollevare
un grido di attenzione verso la manipolazione linguistica e, ancor di più, nei
confronti della tendenza al revisionismo storico, e alle possibili future
conseguenze sociali se le correnti attuali continuassero indisturbate, verso
una società post-genere, post-diverso, post-storia, valori e tradizioni.
Che sia chiaro, non
sono contro il diverso, né a favore di qualsiasi discriminazione, ma sono per
una società composta da persone diverse (per colore della pelle, cultura,
religione, …). Valorizzare (non enfatizzare) la diversità, si contrappone proprio
con l’orrore realizzato nei campi di concentramento, nei quali si privano le
persone di ogni loro caratteristica identitaria, spogliandole di beni e
affetti, rendendole tutte uguali tra loro così da apparire poi come esseri
informi e privi di ogni valore umano da poter sterminare.
Al posto di togliere
(giustamente!) dalla discriminazione chi l’ha subita, si sta provando a
livellare tutto. Amalgamare ogni e qualsiasi cosa, portando per assurdo ad
additare chi preserva le tradizioni. Stiamo assistendo ad un’ondata di censura
accademica, difficilmente comprensibile per coloro i quali considerano, le
tradizioni ed i personaggi delle rappresentazioni storiche, parte integrante
della nostra cultura.
Andrea Togni, Candidato PLR al Municipio e al CC di Lugano

