Asia Ponti
I giovani, tra lo studio, le pressioni sociali e un pericoloso malessere
Redazione
15.02.2023 16:18

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È di poche settimane fa la triste notizia della
studentessa trovata morta, per suicidio, nei bagni di un ateneo milanese dopo
aver fallito un esame. Questa notizia, l'ultima di una terribile scia di morti,
tocca anche noi, e non solo per la vicinanza geografica, ma anche per il tipo
di situazione, purtroppo affine a troppi studenti ticinesi, come ampiamente
dimostrato da comprovate ricerche.
Nel nostro Cantone, ma si potrebbe facilmente estendere il discorso
al resto della Svizzera, vi sono ancora troppi giovani che subiscono, spesso in
silenzio, la pressione legata al loro percorso scolastico. Penso che una buona
parte dei giovani abbia sofferto o stia soffrendo di una forma di malessere
causato dagli studi, si sia sentito schiacciato dal peso dello stress, delle
aspettative. Le cause di questo malessere sono numerevoli.
Innanzitutto, dopo le scuole dell'obbligo, vi
sono ancora troppe persone che scelgono di continuare gli studi fino ad
iscriversi a un'università. Tale scelta non è però necessariamente dettata da
una passione per lo studio - infatti spesso gli interessi di questi ragazzi
sarebbero meglio soddisfatti tramite una formazione professionale - bensì da
una pressione esterna. Nella nostra società è ancora saldamente radicata l'idea
che una laurea valga più di una maturità professionale. Si tratta ovviamente di
una vestigia del passato, quando ottenere una laurea era molto più difficile e
allo stesso tempo un apprendistato spesso significava abbandonare per sempre la
possibilità di ottenere un diploma universitario. Questo non corrisponde però
più alla realtà. Oggigiorno, un apprendistato, accompagnato da una maturità
professionale, apre infinite possibilità: con una maturità professionale,
qualora fosse nelle intenzioni
dell'apprendista, è possibile accedere a diverse formazioni di livello
universitario. Una scelta del genere costituirebbe anche una decisione più ponderata e basata su maggiori
informazioni ed esperienze rispetto a quella di un ragazzo di 14 o 19 anni,
poiché sarebbe fatta sulla base di una consapevolezza che l’indirizzo scelto
rappresenta una passione.
Un altro
aspetto da non sottovalutare è la pressione che molti genitori mettono ai propri
figli riguardo la scelta di una formazione post-obbligatoria. Si tratta di un
atteggiamento che è anche espressione di una società che è diventata troppo competitiva
e basata sulle apparenze, dove i traguardi dei figli sono trofei da esibire.
Purtroppo, questo può causare dei danni nei ragazzi, che si sentono
intrappolati e sotto pressione per raggiungere dei risultati immediati in tutti
i campi (nello studio, nello sport, nel futuro lavoro, …). Anche il mondo
universitario si basa sempre di più su risultati immediati e spesso molto
nozionistici, invece di privilegiare un lavoro sulle competenze che potrebbero
essere utili nel mondo del lavoro. Dal canto suo, le realtà lavorative sono
spesso altrettanto competitive e basate su prestazioni misurate soprattutto in
termini quantitativi e di profitto economico. Tutto ciò causa ulteriore stress
nei giovani, e nei lavoratori in generale, che si sentono costretti a ottenere
il massimo dei risultati – che spesso va oltre le loro reali possibilità e si
traduce anche in orari di lavoro oltre il lecito – per poter ottenere o
mantenere un impiego per il quale si sono formati.
Infine, si
evidenzia un’altra preoccupante tendenza: le possibilità di apprendistato continuano a diminuire. Negli ultimi anni sono andati persi
migliaia di posti d'apprendistato. Questi posti sono essenziali per poter dare
la possibilità ai giovani che vorrebbero intrapendere questo percorso di
poterlo effettivamente percorrere.
Questa combinazione di fattori causa un
profondo malessere nella mia generazione, un malessere che spesso non viene
espresso, magari perché proprio i genitori, e la società in generale, sono una
delle sue cause.
Dovremmo
perciò adoperarci nel sostenere questi giovani tramite diverse misure, tra le
quali: rendere l’orientamento scolastico più efficace, in modo che possa
sostenere e aiutare i ragazzi a compiere una scelta maggiormente consapevole;
sensibilizzare e incentivare il mercato del lavoro a creare posti di
apprendistato; offrire maggiori possibilità di un sostegno psicologico più accessibile ai
ragazzi.
Sono proposte
che comportano ovviamente investimenti importanti, che ritengo però essenziali
per invertire una tendenza che si fa sempre più preoccupante, ma che è ancora
troppo stigmatizzata, e che affligge noi giovani, il futuro del nostro Ticino e
della nostra Svizzera.
Asia Ponti, candidata PLR al Gran Consiglio

