Simone Conti
I conti delle campagne elettorali non tornano!
Redazione
20.10.2023 14:45

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Sono profondamente indignato ed esterrefatto. Capisco che
alla luce delle misere sanzioni monetarie previste dalla legge federale sui
diritti politici alcune candidate ed alcuni candidati possano valutare che
convenga raggirare il volere popolare in merito alla dovuta trasparenza del
finanziamento della politica. Tuttavia, reputo estremamente indecente ritenere
che i cittadini possano essere portati a credere che il costo di promuovere la
propria faccia in tutto il Cantone, da Airolo a Chiasso, sia inferiore a 50'000
franchi.
Per la prima volta a livello federale le elezioni del
Parlamento saranno soggette ad una presunta maggiore trasparenza riguardo al
finanziamento e al costo delle campagne elettorali. Ne risulta che con
l’entrata in vigore dell’iniziativa popolare “Per più trasparenza nel
finanziamento della politica” gli aspiranti parlamentari hanno l’obbligo di
rendere pubblico il finanziamento della campagna in virtù di una candidatura al
Consiglio Nazionale qualora si impieghi un ammontare superiore a 50'000
franchi. La medesima soglia si applica per il Consiglio degli Stati, tuttavia,
solo i candidati eletti saranno obbligati a comunicare il conto finale.
Stando a quanto riportato dal sito del Controllo federale
delle finanze – organo preposto per il controllo –, si evince che soltanto tre
candidati ticinesi hanno dichiarato preventivamente un investimento che supera
la soglia di 50'000 franchi. Nello specifico Alex Farinelli
(75'000 franchi), Fabio Regazzi (70'000 franchi) e Paolo
Morel (62'500 franchi). A questi si aggiunge una quarta candidata che pur non
superando la soglia preposta ha volontariamente comunicato il costo della sua
campagna; Giovanna Viscardi con una spesa di 40'000 franchi.
In assenza delle dichiarazioni preventive da parte degli
altri 252 candidati al Consiglio Nazionale, è ragionevole presumere che questi
abbiano pianificato spese inferiori alla soglia prevista dalla legge.
Senza entrare nei dettagli di spesa riguardo
all’ideazione e alla realizzazione del materiale pubblicitario elettorale,
quali volantini, gadget, siti web e altri aspetti come la formazione
comunicativa, la gestione delle piattaforme social, l’invio di corrispondenza
postale e l’affitto di spazi, le cifre comunicate suscitano stupore.
Limitandosi all’esamina delle affissioni e degli acquisti di spazi pubblicitari
nei media cartacei e digitali risulta innegabile che siamo di fronte a
significative e onerose campagne pubblicitarie ad personam. In base alla mia
osservazione diretta del territorio, dei giornali, delle riviste e dei portali
d’informazione ritengo che tra i contendenti per il Consiglio Nazionale che
hanno adottato formidabili strategie comunicative si distinguano, in ordine di
apparizione sulla scheda di
voto: Lorenzo Quadri, Natalia Ferrara, Alessandra
Gianella, Simone Gianini, Paolo Morel, Giorgio Fonio, e Piero Marchesi. Invece,
per quanto concerne i candidati al Consiglio degli Stati: Fabio Regazzi, Marco
Chiesa, Alex Farinelli, e Bruno Storni.
Dato che la maggior parte dei candidati sopra menzionati
non compare preventivamente nell'elenco del Controllo federale delle finanze, e
che i pochi che compaiono sembrano aver contabilizzato spese alquanto
contenute, mi domando come sia possibile che queste candidate e questi
candidati non si aspettassero di superare la soglia di 50'000 franchi.
Per lo più, non è una novità che la stragrande
maggioranza degli spazi pubblicitari offerti sia dagli addetti alle affissioni
sia dai media cartacei e digitali richieda prenotazioni con diversi mesi di
anticipo.
Se a questo si aggiungono le spese per gli aperitivi
nonché tutti gli aiuti monetari e non monetari a prezzo di mercato per la
conduzione della campagna – come previsto dall’ordinanza sulla trasparenza del
finanziamento politico – risulta più che ragionevole che un contendente al
Consiglio Nazionale possa aspettarsi una spesa di 100'000 franchi se non
addirittura di 150'000 franchi.
Non penso si debba necessariamente indignarsi per il
fatto che una candidata o un candidato ritenga di dover investire diverse
centinaia di migliaia di franchi per promuovere la propria immagine, piuttosto,
mi domando quante elettrici e quanti elettori voterebbero alcuni candidati
qualora si scoprisse che questi sono sostenuti da determinate lobby, per
esempio, Santésuisse e Curafutura (lobby delle casse malattia). Proprio per
questa ragione ritengo estremamente rilevante quanto sollecitato
dall’iniziativa popolare sulla trasparenza del finanziamento della politica.
Nel rispetto del principio di trasparenza nei confronti
della cittadinanza auspico che qualora vi fossero stati degli errori di calcolo
nei preventivi delle campagne elettorali di diversi candidati al Consiglio
Nazionale questi errori vengano corretti, come previsto dalla legge, per mezzo
dei consuntivi sulle reali spese affrontate.
Ovviamente, anche se la legge che vige per i candidati al
Consiglio Nazionale non è vincolante per i candidati al Consiglio degli Stati,
niente impedisce a questi ultimi di fare altrettanto per dimostrare un’adeguata
trasparenza.
In caso contrario, non ci si potrà lamentare della
diffidenza che la cittadinanza mostra nei confronti dei candidati, visto che
questi ultimi in un modo o nell’altro cercano di eludere lo spirito di una
norma che aveva l’intento di riavvicinare la vita politica ai cittadini.
Simone Conti, candidato al Consiglio degli Stati
per Costituzione Radicale

