Giorgio Ghiringhelli
I Comuni dovrebbero coordinare l’acquisto collettivo della nafta
Redazione
12.10.2026 08:50

Foto: © Gabriele Putzu
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Gli elevati prezzi
della nafta da riscaldamento stanno destando molta preoccupazione fra la
popolazione, già confrontata con l’aumento del prezzo della benzina. A fare le
spese di questa situazione sono soprattutto i piccoli proprietari di case (e di
riflesso i loro eventuali inquilini) con un serbatoio dell’olio che solitamente
è inferiore ai 4.000 litri: difatti è noto che più il quantitativo di olio da
fornire è ridotto e più il prezzo sale, con differenze che fra un serbatoio di
2.000 litri e uno di 14’000 litri possono anche raggiungere i 7-8 centesimi al
litro.
Riprendendo una
proposta che già avevo fatto al Municipio di Losone nel febbraio del 2008,
quando sedevo ancora in Consiglio comunale, ricordo che i Comuni quando
acquistano olio da riscaldamento per le loro necessità hanno la possibilità di
coordinare l’acquisto di nafta da riscaldamento anche per i proprietari di
piccoli e medi immobili, allo scopo di ottenere un miglior prezzo con una
fornitura collettiva (deliberando al miglior offerente la fornitura di olio
anche ai privati interessati, con consegna dell’olio direttamente al loro
domicilio e fatturazione ai diretti interessati). Il risparmio per i privati
può ammontare ad alcune centinaia di franchi.
In quell’occasione il
Municipio di Losone rispose negativamente alla mia interpellanza, affermando di
«non ritenere per il momento di doversi chinare su questa problematica», e
osservando che non spettava necessariamente all’ente pubblico farsi promotore
di una simile iniziativa. Ma altri Comuni aderirono alla proposta nell’intento
di aiutare i propri cittadini. A quell’epoca un litro di olio da riscaldamento
per quantitativi fra i 1.500 ed i 2.000 litri si aggirava attorno ai 111 franchi
per 100 litri, mentre attualmente il prezzo per il medesimo quantitativo ammonta
a circa 160 franchi per 100 litri, e con l’aria che tira potrebbe salire
ulteriormente nei prossimi mesi. Di fronte a un simile esorbitante aumento è
auspicabile che i Comuni – molti dei quali versano sussidi a chi opta per le
energie rinnovabili – facciano qualcosa anche per aiutare quei numerosi
cittadini e contribuenti che ancora utilizzano un riscaldamento a olio. Non si
chiede di versare sussidi anche a costoro, ma semplicemente di coordinare l’acquisto di
nafta, e ciò, come spiego più avanti, anche nell’interesse dei Comuni.
Qualche
Municipio potrebbe chiedersi se quanto proposta sia fattibile, e qui rispondo
riportando un parere emesso una ventina di anni fa dalla Sezione degli enti
locali (cfr. fascicolo IX pag. 26 di «Conoscere per deliberare»), secondo cui
un ruolo attivo del genere da parte di un Comune potrebbe apparire opinabile
dal profilo dell’opportunità, ma «non sarebbe censurabile dal profilo della legalità, rispettivamente di
una sufficiente tutela degli interessi pubblici in gioco. Simile modo di
procedere –
secondo la SEL – non è innanzi tutto escluso dalla legge. Va poi escluso che
esso sia atto a comportare pregiudizi per gli interessi collettivi; anzi,
occorre ammettere che dall’aumento dei quantitativi deriva di regola una
diminuzione dei prezzi e pertanto anche vantaggi economici per il Comune. Va
inoltre rilevato che dal medesimo non deriva in pratica alcun aggravio
burocratico, nella misura in cui la Cancelleria non deve occuparsi né dello
smistamento dell’olio, né della fatturazione ai privati, provvedendovi direttamente
il deliberatario. Sarebbe comunque auspicabile che la cittadinanza venga
pubblicamente informata tramite un avviso all’albo comunale della facoltà di
acquistare l’olio combustibile a prestabilite condizioni. Inoltre, previa
pubblicazione del pubblico concorso (considerato che molto probabilmente la
procedura ad invito e l’incarico diretto non sono applicabili giusta la Legge
sulle commesse pubbliche), tutti i negozianti potenziali interessati avrebbero
la possibilità di presentare le loro offerte e quindi pure di assumere il
servizio. Per il concorrente prescelto – concludeva la SEL nel suo parere
- gli eventuali svantaggi derivanti da eventuali offerte solitamente più
vantaggiose a favore degli Enti pubblici appaiono del resto ampiamenti
compensati dalla fornitura di grossi quantitativi di merce, evidentemente salvo
il suo diritto di rinunciare al momento della delibera qualora le condizioni di
prestazione non corrispondessero alle sue aspettative in buona fede sorgenti
dal bando».

