Hachem Tahir
I 300 milioni per la salute sono un investimento, non un costo. Ecco come pagarli
Redazione
16.09.2025 10:08

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
L’Iniziativa del
10% rappresenta una risposta concreta all’emergenza sociale che migliaia di
ticinesi vivono ogni giorno: il peso insostenibile dei premi di cassa malati. È
vero: applicare il tetto del 10% del reddito per i premi richiederebbe al
Cantone di coprire una differenza. Ma la cifra di 300 milioni di franchi,
spesso evocata come un macigno insormontabile, va in realtà messa nel suo
giusto contesto.
Gli argomenti
Primo: quella
stima è sovradimensionata. Come confermano studi nazionali, tra il 20% e il 30%
di chi ha diritto ad aiuti sociali non li richiede. Il costo reale
dell’iniziativa sarebbe quindi inferiore. Inoltre, con l’entrata in vigore
della riforma EFAS – che trasferisce l’onere delle cure ambulatoriali dal
premio al bilancio cantonale – il costo effettivo è destinato a calare
ulteriormente. Secondo: quei soldi non sono un “costo”, ma un investimento. Non
finirebbero in un buco nero amministrativo, ma tornerebbero direttamente nel
portafoglio di chi fatica ad arrivare a fine mese. Si tratta di un
trasferimento alle famiglie che si traduce in sollievo immediato per
lavoratori, giovani, pensionati e ceto medio. Risorse che ritornano
nell’economia locale, sostenendo consumi e attività del territorio.
Alcune cifre
Ma la domanda
cruciale è: come trovare queste risorse senza penalizzare i servizi essenziali?
Il documento Scenario di finanziamento fornisce una risposta chiara e
sostenibile, basata su tre pilastri che applicano il principio di giustizia
fiscale: chi ha di più, contribuisce di più. Revisione delle stime immobiliari:
una misura già prevista per fine 2025. Un aumento del 15% delle stime
genererebbe circa 41 milioni di gettito aggiuntivo. Risorse che, invece di
finanziare ulteriori sgravi per i più benestanti, potrebbero garantire il diritto
alla salute per tutti. Ripristino dell’aliquota massima sulla sostanza: negli
ultimi anni, la riduzione dal 3,5‰ al 2,5‰ ha provocato per Cantone e Comuni
una perdita di 65 milioni all’anno. Riportarla al livello precedente
consentirebbe di recuperare una parte significativa di queste risorse,
interessando solo i patrimoni superiori a 1,3 milioni di franchi. Aumento del
moltiplicatore cantonale: un incremento di 10 punti genererebbe circa 155
milioni di entrate supplementari. È la misura con l’impatto più ampio, ma i
dati dimostrano che, per la stragrande maggioranza delle famiglie, i benefici
superano di gran lunga il maggior prelievo.
Un investimento sulle persone e sul futuro del Ticino
In sintesi: quei
300 milioni non sono un problema tecnico, ma la misura della nostra civiltà.
Rinunciare a intervenire significa accettare che sempre più persone rinuncino
alle cure, con costi sociali e sanitari ben più elevati sul lungo termine. Scegliere
di trovare queste risorse significa decidere da che parte stare: con le lobby
della sanità privata o con la popolazione. L’Iniziativa del 10% non è un salto
nel buio. È una scelta economica saggia, una scelta sociale solidale, una
scelta di civiltà. Un investimento sulle persone e sul futuro del Ticino.
Hachem Tahir, Responsabile ICT e Sicurezza e Soccorritore Diplomato

