Lorenzo Onderka
Gran Consiglio e soglia di sbarramento al 4%: soluzione? No, fumo negli occhi
Redazione
28.02.2025 09:12

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Il deputato Paolo Ortelli, promotore della proposta, evidenzia come la
frammentazione del Gran Consiglio, con dodici partiti, renda complessa
l’attività parlamentare e rallenti il processo decisionale. Tuttavia, limitare
l’accesso ai giovani partiti politici è davvero una soluzione ai problemi del
Ticino?
Si potrebbe invece considerare questa proposta come un modo per distogliere
l’attenzione dalle cause profonde della situazione attuale. Le difficoltà
economiche e sociali del Cantone derivano da strategie politico-economiche
avviate anni fa, quando il governo era saldamente nelle mani di PLR, Centro,
Partito Socialista e, successivamente, Lega. Questi partiti hanno avuto ampie
opportunità di gestire la politica e l’economia cantonale, come dimostrano le
loro posizioni di rilievo nelle principali associazioni economiche, tra cui
AITI, Cc-TI e SSIC. Da molti anni il Ticino vive invece un progressivo
impoverimento e un aumento dell’emigrazione per motivi lavorativi e di qualità
della vita. Ciò dimostra che le politiche adottate non hanno risposto alle
esigenze dei cittadini. Paolo Ortelli, oltre al suo ruolo in Gran Consiglio per
il PLR, è anche direttore del centro di formazione della SSIC, l’associazione
degli impresari costruttori. Le imprese aderenti beneficiano degli investimenti
pubblici, eppure questo settore ha sfruttato gli accordi bilaterali per
introdurre forme di lavoro precarie, preferendo mano d’opera non residente. Non
mi risulta che Ortelli e i vertici della SSIC si siano impegnati per garantire
che i posti di lavoro generati dagli investimenti pubblici fossero destinati
prioritariamente ai residenti, con contratti a tempo pieno e condizioni
previste dal contratto collettivo. Analogamente, i partiti tradizionali e
quelli che hanno fatto della tutela dei residenti una loro battaglia (Lega e
UDC) non hanno adottato misure concrete per garantire che gli investimenti
statali favorissero i lavoratori residenti. Il settore delle costruzioni, tra i
principali destinatari di risorse pubbliche, potrebbe invece essere una leva
per politiche più favorevoli all’occupazione locale. Se ciò non avviene, quale
sarà la situazione negli altri settori economici? L’insoddisfazione verso i
partiti tradizionali è evidente: il Ticino è più povero e molti scelgono di
trasferirsi altrove. In questo contesto, l’emergere di nuove forze politiche
che propongano un cambiamento sostanziale e valorizzino l’occupazione locale,
come fa Avanti con Ticino&Lavoro, rappresenta un’opportunità per
contrastare un sistema che ha reso il Cantone meno attrattivo per lavoratori e
pensionati.
Lorenzo Onderka
Pura, già candidato per Avanti con Ticino&Lavoro
Pura, già candidato per Avanti con Ticino&Lavoro

