Gioventù Comunista
Giornata informativa sull’esercito obbligatoria per le donne? No alla militarizzazione della società - sì alle vere, pari opportunità!
Redazione
23.11.2025 08:24

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La Gioventù
Comunista (GC) prende atto con rammarico dell’avvio della procedura di
consultazione, da parte del Consiglio federale, in merito all’estensione
dell’obbligo di partecipazione alla giornata informativa sull’esercito anche
alle ragazze. Con questa misura si vogliono obbligare le giovani donne svizzere
a partecipare alla giornata d’orientamento, sperando di incentivare
forzatamente la loro partecipazione al servizio di leva. L’affermazione
del consigliere federale della difesa Martin Pfister, secondo cui questa novità
“favorirebbe le pari opportunità fra i sessi", ci risulta non solo una
mera manovra retorica, ma anche una vile strumentalizzazione della lotta per
parità di genere. Una causa che si inserisce nella lotta di classe e che si
vince sul piano dei diritti sociali, ovvero tramite misure salariali realmente
eque, con il riconoscimento del lavoro non retribuito, abolendo pregiudizi e
discriminazioni di genere. Queste sono le uniche politiche che agiscono
realmente sul piano delle pari opportunità e non, come è invece il caso della
giornata informativa (e forse, in futuro, dell’obbligo di prestare servizio),
delle pari coercizioni.
Dubbi sul codice di comportamento
Rimarchiamo inoltre le affermazioni del brigadiere
Markus Rihs, il quale promette già un codice di comportamento per i quadri che
prevederebbe zero tolleranza verso comportamenti indesiderati ed inopportuni.
Oltre ai dubbi legati all’efficacia di tale mezzo (bastasse un codice di
comportamento perché gli schemi del patriarcato svaniscano…), affermare di star
tutelando la sicurezza delle cittadine mentre le si incorpora in un esercito
che sempre più agisce
sull’onda delle politiche guerrafondaie della NATO (“warkeeping” in
Ucraina, missioni in Kosovo, esercitazioni congiunte, …), ci pare una vera e
propria presa in giro.
Che uomini e donne lottino insieme per una società giusta
Questa misura, che
peraltro comporterebbe 3,3 milioni di franchi di costi a cui i cantoni
dovrebbero far fronte, vuole solo essere un primo passo in direzione della
crescente militarizzazione della società che già vediamo, ad esempio, nei
sempre più frequenti attacchi all’alternativa del servizio civile. Come
Gioventù Comunista siamo convinti e convinte che la vera equità di genere sia
da raggiungere non tanto estendendo al sesso femminile le misure coercitive
(che si parli di militare o di età pensionabile), gravanti ancora sulle spalle
degli uomini, quanto lottando insieme per un raggiungimento di pari opportunità
(quelle vere!) e pari diritti politici, sociali e civili. Che uomini e donne
lottino insieme per una società realmente giusta, equa, e per il mantenimento
del servizio civile, unica alternativa davvero sicura per tutti e tutte!
Gioventù Comunista

