Adam Barbato-Shoufani
Gaza: la neutralità è davvero nemica della causa palestinese?
Redazione
30.07.2025 07:45

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Ho
letto sul portale TicinOnline un articolo della redazione in merito a un
graffito apparso a Lugano. Su quest’ultimo leggiamo una critica alla neutralità
svizzera, la quale – a detta degli autori del graffito – sarebbe complice del
genocidio del popolo palestinese che Israele sta perpetrando da quasi due anni
nella Striscia di Gaza e non solo. L’articolo proseguiva con la risposta di
Lorenzo Quadri, il quale ha liquidato la questione definendola “un mero atto di
vandalismo”.
Tralasciando
la critica del municipale leghista, la quale castra ogni possibilità di
dibattere su una questione evidentemente sentita dalla popolazione, ci terrei
particolarmente a evidenziare come la linea supportata dai graffitari
(condivisa purtroppo da alcuni ambienti politici nostrani) risulti illogica
sotto molti punti di vista, seppur possa essere esposta in buona fede.
Secondo
questi, come detto, la neutralità costituisce un ostacolo alla solidarietà e al
supporto che il nostro paese dovrebbe fornire alla popolazione palestinese e
alla sua causa di liberazione nazionale. La tesi esposta dà dunque per scontato
che la Svizzera sia effettivamente neutrale di fronte al conflitto
israelo-palestinese. Ma ciò è vero? Quali sono le condizioni per cui tale
neutralità sia effettivamente applicata?
In
primo luogo, vi è la questione del riconoscimento dello Stato di Palestina.
Quando non si riconosce una delle due parti in un conflitto, si sta
automaticamente favoreggiando per l’altra parte poiché solo a questa viene
riconosciuta una legittimità all’esistenza, favorendo così relazioni di tipo
commerciale e militare.
In
secondo luogo, vi è la questione dei rapporti con Israele: un principio
fondamentale della neutralità è l’astensione dalla partecipazione, diretta o
meno, alle azioni militari di uno stato belligerante. Per essere neutrale la
Svizzera dovrebbe dunque sospendere accordi e relazioni commerciali e militari
con Tel Aviv.
In
terzo ed ultimo luogo vi è la questione della solidarietà: perché sia
effettivamente neutrale, il nostro governo dovrebbe esprimere la sua
solidarietà sia alla popolazione israeliana che a quella palestinese,
calibrando le parole in maniera ponderata rispetto alle perdite civili e alle
condizioni della popolazione nei rispettivi paesi.
Se
passiamo in rassegna queste tre semplici condizioni per la neutralità e le
confrontiamo con le azioni (o, meglio, le omissioni) portate avanti dal governo
svizzero perlomeno negli ultimi ventidue mesi circa, sarà facile constatare che
i criteri per cui la Svizzera sia effettivamente neutrale di fronte al
conflitto israelo-palestinese non solo non sussistono, ma sono tali per cui il
supporto della Svizzera è completamente sbilanciato verso la parte del governo
israeliano.
Infatti,
Berna non riconosce lo Stato di Palestina e non dà segno di volerlo fare, non
intende sospendere la collaborazione militare con Israele e tace sulle atrocità
che il regime sionista di Tel Aviv perpetua nella Striscia di Gaza ed in
Cisgiordania, al contrario di quanto ha fatto il 7 ottobre a seguito delle
azioni di Hamas. A quest’ultimo proposito, le parole espresse dal nostro
governo non sono minimamente ponderate né in riferimento al numero di morti
civili (per ogni israeliano sono morti quasi dieci palestinesi) né alla
situazione nei rispettivi paesi.
Abbiamo
già un elemento chiave per constatare la presenza di una contraddizione
fondamentale nella tesi dei graffitari e di chi gli fa coro: dare per scontato
che il principio della neutralità sia applicato oggi in riferimento a Gaza.
Per
concludere la nostra analisi è inoltre fondamentale osservare un altro fatto:
le condizioni per cui la Svizzera sia effettivamente neutrale di fronte a
questo genocidio e le rivendicazioni di coloro che il genocidio lo vogliono
fermare coincidono! Il riconoscimento della Palestina, la sospensione della
collaborazione militare con Israele e la solidarietà internazionale sono
rivendicazioni sia di coloro che sostengono la causa palestinese che di chi
sostiene la neutralità. A dimostrazione di ciò c’è, ad esempio, l’emendamento
presentato dal Partito Comunista qualche settimana fa al Gran Consiglio, nel
quale erano portate tutte e tre le rivendicazioni. Parliamo di una proposta
fatta da uno dei pochi partiti a favore della neutralità e contemporaneamente in
prima linea al fianco del popolo palestinese. Questo perché – e qui mi rivolgo
sia ai graffitari che ai sostenitori della loro linea – la neutralità non è
l’ostacolo, bensì il mezzo con cui ci sarà davvero possibile sostenere la causa
palestinese! Coloro che dobbiamo contestare, semmai, sono coloro che questa
neutralità la stanno tradendo in favore di accordi economici con Israele, e fra
cui ci sono coloro che hanno bocciato l’emendamento del Partito Comunista:
Lega, UDC e PLR, ma non solo!
di Adam Barbato-Shoufani, coordinatore della Gioventù Comunista

