Amalia Mirante
Fuori dal palazzo: il popolo
Redazione
06.06.2024 11:17

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Quanta passione, quanta
tensione, intorno a un “palazzo”. Certo, un palazzo di marmi splendenti e
vetrate abbaglianti, ma pur sempre un immobile, costoso, datato, di
difficilissima e costosissima gestione. Le élites del paese si stanno
affannando da settimane per difendere l’indifendibile, reclutando avvocati,
politici, consiglieri di Stato, giudici, notai, ex-politici, ex-giudici ed
ex-consiglieri di Stato per convincerci, noi “populisti” dell'assoluta
necessità di spendere milioni per un edificio, anzi proprio per questo
edificio. Eh, ma vabbè, è di Botta, ci dicono quando gli argomenti sono
esauriti.
Il proposto acquisto dello
stabile ex EFG a Lugano per la magistratura ticinese è un esempio lampante di
una dinamica ormai insostenibile. Un'operazione da centinaia di milioni di
franchi che genera dubbi e perplessità e, per fortuna, un dibattito acceso. I
fautori sostengono che sia essenziale per dotare la magistratura di una sede
moderna e funzionale. Ma è davvero giustificabile spendere così tanto in un
periodo di difficoltà economiche? No, non possiamo permetterci di impegnare
risorse pubbliche in un progetto il cui costo finale resta incerto e che appare
già superato dai tempi.
Da una parte dunque le élites
che vogliono il loro nuovo splendido “palazzo” o, come la chiamano loro “la cittadella”, all’altra parte, il popolo.
Quello spesso sottovalutato, criticato e giudicato, ma che con il suo buon
senso e il proprio duro lavoro mantiene il paese. Il popolo che paga con le
proprie imposte le spese dispendiose e i voli pindarici di una politica che ha
perso il contatto con la realtà. Quella medesima politica che, tra qualche
mese, chiederà sacrifici a quello stesso popolo per rimediare alla propria
incapacità di prendere decisioni nell’interesse collettivo.
Non è nell’interesse del paese
acquistare questo stabile, non a questo prezzo e senza trasparenza sui costi
finali. Questo progetto è datato, superato dagli eventi. Mi auguro che i
cittadini, il popolo, diranno di no a questo acquisto, senza farsi intimidire
dalla pressione o dal ricatto delle élites.
Se la classe politica, che è
eletta per governare, non sarà in grado di trovare una soluzione funzionale ed
economica per la giustizia, allora è il momento che alcuni facciano un passo
indietro. Il paese troverà più degni sostituti.
È tempo che la politica torni a
essere al servizio dei cittadini e non dei propri interessi. La gestione delle
risorse pubbliche deve essere trasparente, oculata, orientata al bene comune.
Bisogna evitare sprechi mascherati come “acquisti prestigiosi”.
Solo così potremo garantire un
futuro prospero e giusto per tutti, dove ogni decisione rispecchia realmente
l'interesse collettivo e non quello di pochi privilegiati.
Niente cittadelle, niente
palazzi, niente marmi. La giustizia non ha bisogno di sfarzo ma di sobrietà,
concretezza e lavoro silenzioso.

