Piergiuseppe Vescovi
Funzionari pubblici: non causa, ma effetto dell’inefficienza organizzativa
Redazione
04.03.2025 16:48

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È giunto il momento di
affermare con chiarezza che l'elevato numero di funzionari pubblici è una
conseguenza diretta dell’inefficienza dell’organizzazione della pubblica
amministrazione. Profondamente sbagliato quindi attribuire ai funzionari la
causa di tutti i mali che affliggono la macchina statale: il problema sta a
monte.
Il nodo centrale risiede
nell’incapacità dell’apparato dirigente di mettersi in discussione e rivedere
radicalmente il funzionamento di un sistema statale ormai obsoleto e
sproporzionato. Le inefficienze che ne derivano si traducono in un costo per la
burocrazia esorbitante e quasi insostenibile. Un costo che grava
inevitabilmente sulle finanze pubbliche e contribuisce a creare una barriera
tra la pubblica amministrazione e privati.
Affrontare la riorganizzazione
dell’apparato statale è una sfida ardua, ma non per questo meno necessaria.
Significa intraprendere un percorso che prevede il ridisegno complessivo dei
servizi pubblici, un processo che deve essere portato avanti con determinazione,
obiettività e senza farsi influenzare dalle logiche politiche e dalle gerarchie
burocratiche consolidate. E proprio in questo contesto emergono i limiti
evidenti della politica, troppo spesso ostaggio dell’egemonia degli alti
funzionari. La classe dirigente, spesso carente di esperienza nel settore
privato, continua a operare all’interno di un sistema protetto, circondata da
numerosi privilegi. Così, il cambiamento viene percepito non come una
possibilità di evoluzione, ma come una minaccia al proprio status quo.
Non possiamo più permetterci di
aggirare il problema proponendo soluzioni semplicistiche come i tagli lineari.
Questi, oltre a essere iniqui, non affrontano le vere problematiche strutturali
che caratterizzano la pubblica amministrazione. Sono soluzioni di comodo,
orientate a ridurre la spesa senza una riflessione profonda sulle cause e finiscono
per peggiorare la situazione
A complicare ulteriormente il
quadro vi è il problema della gestione delle sostituzioni. Quando si devono
selezionare nuovi dirigenti, spesso si vedono scelte che sollevano perplessità,
come recentemente emerso a più livelli. Ciò non fa che alimentare la spirale
infernale dell’immobilismo e della mancanza di innovazione. Non solo viene meno
la volontà di rinnovarsi dall'interno, ma si perde anche l'opportunità con le
sostituzioni di portare o promuovere competenze che potrebbero fare la
differenza.
Per una riforma efficace dello Stato
è necessario rivedere le funzioni e gli obiettivi di ogni servizio,
coinvolgendo il personale per identificare criticità e aree di miglioramento.
Serve un’organizzazione più snella ed efficiente, superando le divisioni
gerarchiche e dipartimentali tradizionali e introducendo tecnologie innovative.
La riforma deve essere pianificata attentamente, coinvolgendo il personale,
adottando tecnologie e investendo nella formazione. L’attuazione deve essere
graduale, iniziando dalle aree con le maggiori inefficienze, riducendo
progressivamente il personale in eccesso senza creare disagi eccessivi per i
collaboratori toccati o compromettere i servizi.
Con questo approccio, potremo
raggiungere un obiettivo ambizioso: costruire una macchina statale non solo più
efficiente, ma anche più moderna e vicina alle esigenze dei cittadini,
alleggerendo le finanze pubbliche nel lungo periodo. Un simile percorso
richiede determinazione, visione e coraggio, ma solo così sarà possibile fare
un passo concreto verso un’amministrazione pubblica finalmente all’altezza
delle sfide del presente e del futuro.
Piergiuseppe Vescovi, economista

