Giovani UDC
Fuga dei giovani: una ragione in più per dire no a una Svizzera da 10 milioni
Redazione
26.03.2026 11:03

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La «fuga» dei giovani dal Ticino è tornata al centro
del dibattito politico e mediatico. Un tema tutt’altro che nuovo, ma che oggi
assume tendenze sempre più preoccupanti. Ogni anno 800 giovani lasciano il
nostro Cantone per formarsi o lavorare altrove, e una parte significativa di
loro non rientra più. Non a caso, molti descrivono la situazione del nostro
Cantone come un vero e proprio inverno demografico.
Le
cause di questa tendenza sono note e ampiamente riconosciute. Molti giovani
qualificati faticano a trovare impieghi che valorizzino la loro formazione e
offrano salari adeguati al costo della vita. Ciò deriva da dinamiche
consolidate nel mercato del lavoro ticinese. In particolare l’impatto combinato
del frontalierato e dell’immigrazione: l’arrivo di ulteriori lavoratori, molti
dei quali disposti ad accettare salari con cui un residente non potrebbe
vivere, accentua ulteriormente la concorrenza per un numero limitato di posti e
contribuisce a deprimere i salari. Sul fronte dell’offerta, infine, una
politica fiscale poco attrattiva scoraggia molte aziende dall’insediarsi in
Ticino, riducendo ulteriormente le opportunità professionali qualificate per i
giovani.
In un contesto come questo, non basta più parlare
genericamente di «attrattività» o limitarsi a interventi marginali. Servono
misure strutturali e coraggiose per avviare un reale cambio di rotta.
Innanzitutto occorre riformare il sistema fiscale, creando condizioni quadro
che permettano realmente alle imprese che generano valore di svilupparsi in
Ticino, offrendo posti di lavoro qualificati e ben retribuiti. Sul fronte
fiscale, l’UDC e i Giovani UDC propongono da anni riforme mirate e
continueranno a farlo per rendere il Ticino più interessante per imprese e
posti di lavoro qualificati.
Allo stesso tempo, se si vuole affrontare senza tabù il
tema del funzionamento del mercato del lavoro e delle sue distorsioni è
indispensabile affrontare il famigerato tema della libera circolazione delle
persone.
L’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni»
rappresenta una risposta concreta a queste problematiche, perché mira a
limitare la pressione dell’immigrazione sul mercato del lavoro e a riportare
sotto controllo una dinamica che oggi sfugge completamente alla capacità di
gestione del Paese. Una volta raggiunta la soglia dei dieci milioni di
abitanti, quando la pressione demografica e occupazionale sarà ulteriormente
aumentata in tutta la Svizzera, il Consiglio federale sarà chiamato a
rescindere la libera circolazione delle persone: la radice strutturale del
problema, che in Ticino si manifesta in modo particolarmente evidente
attraverso un frontalierato senza limiti e una concorrenza salariale che
penalizza i residenti.
Accogliamo con interesse il fatto che anche i Giovani
del Centro abbiano deciso di riportare l’attenzione su questo tema. Tuttavia,
le soluzioni proposte non vanno al cuore del problema. L’idea di concedere
sgravi fiscali temporanei a chi rientra in Ticino può sembrare attrattiva a
prima vista, ma non risolve nulla nel lungo periodo: non è con uno sconto
di pochi anni che si compensano salari più bassi per un’intera carriera. Per qualche anno si
pagano meno imposte, ma poi si torna alla realtà: stipendi meno competitivi e
una pressione fiscale complessivamente meno favorevole rispetto ad altri
cantoni. È
una misura che può forse ritardare una scelta, ma difficilmente la cambia.
Allo stesso modo, riteniamo completamente fuori
bersaglio sostenere che la mancanza di spazi di svago sia tra le cause
principali della partenza dei giovani. Sicuramente i giovani non lasciano il
Ticino per l’assenza di spazi di aggregazione, ma perché altrove trovano
migliori opportunità professionali, salari più elevati e prospettive di
carriera più solide. Ridurre il problema a questo significa semplicemente
non voler vedere la realtà.
Se davvero si vuole contrastare la fuga dei giovani, è
necessario sostenere misure che incidano sulle cause profonde del fenomeno. Rivolgiamo quindi un
appello diretto ai partiti giovanili: unitevi a noi nel sostenere l’iniziativa
«No a una Svizzera da 10 milioni». Solo attraverso un impegno comune sarà
possibile rafforzare le condizioni quadro del nostro Cantone e offrire ai
giovani prospettive concrete per restare e costruire il proprio futuro in Ticino.

