Simone Gianini
Formare più medici in Svizzera
Redazione
07.09.2023 14:33

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Barbara
(nome di fantasia, ma nemmeno troppo), domiciliata in Ticino, studentessa
brillante, figlia di medici e molto motivata a intraprendere la professione dei
genitori, come molti suoi coetanei quest’estate ha affrontato il test
attitudinale (che non c’entra niente con lo studio e la professione medica) per
poter entrare in una delle facoltà di medicina svizzere. Non lo ha passato e
sta ora decidendo se iscriversi a una qualche università estera (c’è chi va
fino in Bulgaria, per poi rientrare ad affrontare l’esame di FMH) o studiare
qualcos’altro.
Allo
stesso tempo, in Svizzera, rispetto a chi smette la professione e all’aumento
delle necessità, mancano fino a 500 medici all’anno, che le strutture sanitarie
decidono quindi di reclutare dall’estero o fare senza, caricando ulteriormente
quelli attuali e mettendo fatalmente a repentaglio la qualità e tempestività
delle cure. Da un recente studio emerge che all’orizzonte 2040 in Svizzera mancheranno
5'500 medici (e 40'000 infermieri).
Accanto
al costo del nostro sistema sanitario (con un aumento vieppiù insostenibile dei
premi delle casse malati), il tema del personale necessario per farlo
funzionare è una delle sfide più sentite (e delicate) dei prossimi anni.
Oltre
a cercare di riequilibrare l’offerta sanitaria (in certi casi, soprattutto
nelle attività diagnostiche, eccessiva rispetto all’economicità che pure bisogna
considerare) e la domanda (anch’essa sovradimensionata, in particolare a fine
anno, quando il raggiungimento delle franchigie da parte degli assicurati li
spinge a un consumo di prestazioni non sempre necessario), si tratta quindi di formare
e trattenere un sufficiente numero di professionisti indigeni.
L’abolizione
del numerus clausus tutt’ora vigente
nelle nostre università e il ripensamento del test d’entrata che con la
medicina proprio nulla ha a che fare, sono i primi correttivi che – a mio
giudizio – andrebbero apportati, in modo da aumentare il numero di diplomati,
anche se – lo si capisce (da noi la formazione di un medico costa circa un
milione di franchi) – costituirebbe un maggior onere per il nostro Paese,
rispetto ad approfittare di medici formati all’estero (oltre un medico su tre
in Svizzera è straniero, in provenienza in particolare da Germania e Italia,
che a loro volta assumono poi medici dall’Europa dell’est e così via).
Parimenti,
bisogna rendere la professione medica – viepiù complessa e (per via del circolo
vizioso della carenza di personale, in particolare nel campo dei medici di
famiglia e della pediatria, ma anche nelle branche specialistiche) sempre più stressante
– maggiormente attrattiva, evitando così anche che medici formati in Svizzera
si trasferiscano definitivamente all’estero o non esplichino appieno il loro
potenziale lavorativo, riducendo la percentuale lavorativa.
Ne
va del funzionamento del nostro sistema sanitario e, direttamente, della nostra
salute.
Simone Gianini, vicesindaco di Bellinzona, candidato PLR al Consiglio nazionale

