Lorenzo Quadri
FM: SSR vittima delle sue fake news
Redazione
14.12.2025 08:23

Foto: ©Gabriele Putzu
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Il Parlamento federale ha deciso di
non spegnere le trasmissioni radiofoniche in FM alla fine del 2026. Dopo il
Consiglio nazionale, che si era già espresso in autunno con un’ampia
maggioranza, anche il Consiglio degli Stati ha scelto di prorogare l’utilizzo
della modulazione di frequenza almeno fino al 2031, e con ogni probabilità
anche oltre.
Questa giravolta politica mette
ancora più in evidenza l’errore clamoroso compiuto dalla SSR, che ha deciso
autonomamente di abbandonare le FM già alla fine del 2024. Un atto di arroganza
che si è tradotto in una perdita secca di ascoltatori: nel caso della RSI, quasi
un terzo. Un disastro annunciato: chissà se i responsabili ne pagheranno mai
prezzo?
Il paradosso è evidente: la SSR
continua a invocare il servizio pubblico, ma poi esclude deliberatamente ampie
fasce di popolazione dall’ascolto. Evidentemente, per l'emittente statale
l’essenziale non è farsi ascoltare, bensì continuare ad incassare il canone,
indipendentemente dalla reale fruibilità del servizio.
La vicenda FM/DAB+ rappresenta
inoltre un caso da manuale di disinformazione. Altro che “baluardo contro le
fake news”: la SSR ha a lungo sostenuto che solo il 10% delle auto circolanti
in Svizzera fosse privo di autoradio DAB+ e che l’87% dell’ascolto radiofonico
avvenisse già in digitale. La realtà dice che in Svizzera ci sono almeno 1.7 milioni
di automobili senza autoradio DAB+. Per non parlare degli apparecchi FM nelle
case. L'emittente pubblica è dunque rimasta vittima delle sue stesse fake news.
Non stupisce quindi che, il
giorno successivo alla votazione nel Consiglio degli Stati, la SSR abbia
improvvisamente deciso di fare marcia indietro, annunciando il ritorno delle
trasmissioni in FM (quando?). Dopo aver liquidato per anni ogni critica con
presunzione, trattando gli scettici come fastidiosi retrogradi, ora la stessa
emittente torna sui propri passi.
Ma è ovvio che questa retromarcia
è una mossa puramente propagandistica, in prospettiva della votazione
sull’iniziativa popolare “200 franchi bastano”. Facile prevedere che, dopo la
votazione... passata la festa, gabbato lo santo!
Sarebbe inoltre interessante
sapere quante centinaia di milioni di franchi, provenienti dal canone, ha speso
la SSR per passare prima al fallimentare DAB, poi al DAB+; che, con ogni
probabilità, si rivelerà anch'esso solo una tecnologia di transizione.
Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi

