Manuele Bertoli
Fiscalità: NO a un’ingiustizia palese
Redazione
29.05.2024 17:39

Foto: © Chiara Zocchetti
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Nel 2019 il Governo si accordò su una serie di provvedimenti per
l’educazione, la socialità e la fiscalità dal costo complessivo di 60 milioni
all’anno. La parte fiscale costava 30 milioni, tutti a carico delle casse
cantonali, ma ben presto venne aumentata dal Gran Consiglio del 50%, a 45
milioni annui, sempre tutti a carico del Cantone, perché per le minori imposte
la via preferenziale è sempre aperta, indipendentemente dai bisogni della
popolazione da soddisfare.
Il pacchetto fiscale che andrà in votazione il 9 giugno, che dovrebbe
dare un nuovo “vestito” ai 45 milioni annui di minori entrate, ha nuovamente
aumentato il costo dell’operazione, questa volta di oltre il 100%, portandolo a
ben 96 milioni, 56 a carico del Cantone e 40 a carico dei Comuni. Di questi 96
milioni ben 31 (17 cantonali e 14 comunali), quindi quasi un terzo, andranno a
meno dell’1% dei contribuenti, quelli più ricchi, per finanziare un
decurtamento delle loro imposte del 20%, un bel regalone.
Questa parte della riforma fiscale è particolarmente ingiusta, inutile
e dannosa per gran parte della popolazione. Ieri abbiamo sentito 12
associazioni del territorio esprimere le loro preoccupazioni sui tagli già
fatti e futuri, il Preventivo 2025 è alle porte e non promette niente di buono
quanto ai decurtamenti, la Confederazione scaricherà nuovi oneri sui Cantoni,
essendo nel pieno di un’operazione di risparmi per far posto all’aumento delle
spese militari, a settembre arriveranno altri aumenti di premi di cassa malati
e i sussidi alle persone che non riescono a pagarli dovranno essere aumentati.
Non facciamoci male da soli, blocchiamo questa “riforma”, lasciamo che
il Gran Consiglio approvi la parte condivisa che mai avrebbe dovuto andare in
votazione popolare e ricalibriamo l’intervento fiscale in base alle risorse
necessarie a finanziare le risposte ai bisogni collettivi.
Già in occasione del voto sul decreto Morisoli i favorevoli avevano
detto che tutto sarebbe andato bene, che tutto era tranquillo, cosa poi
rivelatasi falsa, tanto da necessitare una reazione forte per bloccare almeno i
tagli sui sussidi di cassa malattia in pieno periodo di rialzo dei premi. Per
la riforma fiscale in votazione il 9 giugno il giochetto è lo stesso, i fronti
sono gli stessi ed il popolo, che è già stato ingannato una volta, farebbe bene
a non ripetere l’errore del recente passato.
A scanso di equivoci, io sono uno di quelli che dalla riforma fiscale
guadagna qualcosa, non per il provvedimento sui ricchi (l’1% della popolazione
favorita da quella misura è ben molto più abbiente di me), ma per altri effetti
tributari. Ma non riesco a sopportare che con tanta facilità si possano fare le
pulci a chi fatica e al contempo regalare decine e decine di migliaia di
franchi all’anno a chi ha risorse ingenti, partendo da concetti che alla base
risultano anche parecchio servili nei confronti dei più abbienti.
Manuele Bertoli

