Cristina Maderni
Fiscalità e costo del non agire
Redazione
16.05.2024 17:44

Foto: ©Chiara Zocchetti
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La società cambia e le normative vanno
adeguate ai suoi nuovi modelli: questo vale anche per la legge tributaria. Se
ne parla da quindici anni, ma ad oggi in Ticino si è fatto poco o nulla, almeno
con riferimento alle persone fisiche. Nel frattempo, la concorrenza fiscale nazionale
e internazionale si è intensificata in misura preoccupante. Ignorarla non è
un’opzione, si deve casomai parlare di autolesionismo. Cosa fare? Nella fiscalità non agire significa retrocedere, causare un impoverimento
per la società tutta. I rischi sono ben individuati, ed ecco l’occasione di
mitigarli con una riforma ragionevole. Il progetto nasce nel 2019, anno in cui il
Gran consiglio conferisce mandato al Governo di predisporre un progetto di
riforma generale della legge tributaria cantonale, con particolare attenzione
al settore delle persone fisiche. Viene a tal fine creato un gruppo di lavoro, costituito
da esperti della Divisione delle contribuzioni e della SUPSI che individua
quattro ambiti di intervento prioritari. Questi sono: le deduzioni per altre
spese professionali, la riforma delle imposte di successione e donazione,
l’imposizione delle prestazioni in capitale della previdenza ed infine
l’aliquota massima d’imposta sul reddito. Ecco i punti salienti su cui si basa
la riforma approvata dal Gran Consiglio nel dicembre 2023 ed oggi soggetta a
voto popolare. Da parte mia, mi preme ribadire quanto questa riforma sia moderata
e graduale, quindi accettabile da tutti senza stress alcuno sulla società. Ciò
è dovuto anche alle modifiche che la Commissione della gestione ha apportato al
Messaggio, smussando modalità e tempi degli interventi sulla deducibilità delle
altre spese professionali e della riduzione dell’aliquota massima. Approvare
questa riforma il 9 giugno è indispensabile per mantenere la competitività del
nostro Cantone, attrarre investimenti, promuovere l'innovazione e garantire una
base fiscale solida volta a sostenere il benessere di tutti i cittadini, ora e
in futuro. Si tratta semplicemente di far rientrare il Ticino nella media
Svizzera. Gli altri Cantoni si sono mossi, adesso è il nostro turno. Sta a noi
porre le basi per un Ticino forte e prospero. Il non agire causerebbe un costo
che non ci possiamo permettere. Significherebbe danneggiare i lavoratori
privandoli di un ragionevole ammontare di spese deducibili. Spingerebbe i
neopensionati a ritirare il proprio capitale previdenziale in altri cantoni, da
cui non ritorneranno e di conseguenza mai più pagheranno imposte in Ticino.
Causerebbe la chiusura di imprese di famiglia, con perdita di occupazione e di
know how. Condurrebbe alla perdita di buoni contribuenti, già in netto calo nel
periodo compreso fra il 2016 e il 2022. Ed infine comporterebbe più tasse per
tutti a partire dal 2024, con il ripristino al 100% del coefficiente d’imposta
cantonale. Non agire, dunque, significa meno benessere per tutti. Ne vale la
pena?
Cristina Maderni - Deputata in Gran Consiglio
PLR

