Simona Genini
Finanze dello Stato e realtà alternative
Redazione
09.02.2024 13:08

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Il voto sul preventivo 2024 del Cantone sarà
ricordato, nella storia di questo Cantone, come il giorno in cui la maggioranza
del Gran Consiglio è entrata in una versione alternativa della realtà: un po’
come accade nei «multiversi» delle serie Marvel.
A dispetto degli appelli alla
«sostenibilità», che troviamo in tutti i programmi di partito, buona parte delle
nostre forze politiche si è infatti rifiutata di affrontare il fatto che nessuno
può indebitarsi a piacimento.
Non serve a nulla adesso prendersela con il
Governo, che pure da parte sua non aveva presentato sufficienti misure
strutturali. Da parte nostra eravamo chiamati a risparmiare 50 milioni di
franchi e non ne siamo stati capaci: il Preventivo si è così chiuso con
disavanzo di 130 milioni di franchi, in netto peggioramento rispetto ai 95 milioni
prospettati.
Come il classico elefante nell’aula
(parlamentare) la maggioranza ha semplicemente ignorato il fatto il nostro
debito cantonale è ormai fuori controllo. Oggi siamo a quota 2 miliardi di
franchi, nel mezzo di un’impennata che dagli 1,77 miliardi del 2024 ci porterà,
entro il 2026, dritti oltre i 3 miliardi (quasi il doppio!).
In un dibattito impermeabile ai fatti, abbiamo
però visto prevalere le narrazioni populiste. Come se potessimo limitarci a
consegnare un debito enorme ai nostri figli e ai nostri nipoti, dicendo loro «accidenti,
proprio non vorrei essere al vostro posto!».
Il Partito liberale radicale ha avuto il
merito di smarcarsi da questo approccio irresponsabile. Ciò ha significato, in
molti casi puntuali, scegliere il male minore – ovvero, la soluzione che
permette di limitare i danni e di portare a casa i conti, considerato anche il
ritardo con il quale il Parlamento è arrivato a discuterli.
Uno dei picchi dell’assurdità è stato
raggiunto nel dibattito su un mio emendamento, che riguardava i sussidi per i
premi di cassa malati. Come ha rilevato il vicepresidente del mio partito,
Emilio Martinenghi, non aver avuto il coraggio di votare la proposta
(sottoscritta anche da alcuni colleghi) è davvero il sintomo di come il puro
tatticismo politico abbia prevalso sul buon senso.
Il risultato, assurdo, è che il Ticino continuerà
a erogare sussidi a famiglie con redditi lordi superiori a 170'000 mila franchi
l’anno – che dei sussidi dello Stato davvero non avrebbero bisogno.
La proposta che avevamo avanzato era moderata
e teneva conto del fatto che non è possibile riformare una legge o un intero
sistema in pochi mesi. Era però espressione del coraggio di volere compiere
almeno un piccolo passo avanti, eliminando una delle storture più macroscopiche
e indifendibili nel nostro generosissimo Stato sociale. Persino il direttore
del DSS Raffaele De Rosa, in aula, ha confermato che – in tempi di crisi – ci
sono i margini per correggere l’erogazione dei sussidi.
Naturalmente, con questo emendamento ci siamo
esposti al rischio di strumentalizzazioni – ma denunciare le storture del
sistema non significa mettere in discussione né il principio dei sussidi, né la
qualità complessiva del sistema. Tutti, ma proprio tutti, sono consapevoli di
quanto grave sia il problema dei crescenti costi sanitari – e,
conseguentemente, dell’aumento dei premi di cassa malati.
Proprio per questo avevamo proposto un gesto
ragionevole, misurato e soprattutto carico di significato. Un gesto ispirato al
principio per cui fare progredire il Paese, farlo andare avanti, significa prima
di tutto avere la volontà vera di
fare delle scelte – e non limitarsi a dichiarazioni d’intenti che evaporano al
primo sondaggio o alla prima protesta di piazza. Ma tant’è, così è andata.
Il voto sul mio emendamento si è così
trasformato nell’emblema dell’incapacità di chiedere un sacrificio a chi non ne
avrebbe risentito – e, soprattutto, dell’incapacità di compiere una
micro-riforma più che opportuna, in un settore dove è pur sempre in gioco la
credibilità delle istituzioni.
La speranza è che il dibattito sul preventivo
2024 abbia rappresentato il punto morale più basso della Legislatura; come il
cavo di un’onda, dopo il quale la barca della politica ticinese può soltanto
risollevarsi. Il tempo, in ogni caso, non ci è amico: pochi mesi appena e già
dovremo affrontare il preventivo 2025 del Cantone, che sarà ben peggiore di
quello appena approvato.
Simona
Genini, deputata PLR

