Usman Baig
Festa Nazionale 2025 - Quando il mondo scricchiola, la Svizzera tiene?
Redazione
21.07.2025 13:42

Foto: Immagine Crinari
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Il 1° agosto è, per molti, un giorno di tradizione:
i fuochi, le bandiere, i discorsi ufficiali. Ma in questo 2025 segnato
da guerre, sfide climatiche e tensioni sociali, la Festa Nazionale dovrebbe
essere anche — e soprattutto — un’occasione di riflessione. Perché mentre il
mondo scricchiola, la Svizzera sembra ancora reggere. Eppure, anche il nostro
sistema, così robusto in apparenza, non è immune alle scosse.
Negli ultimi anni abbiamo assistito
all’indebolimento progressivo delle istituzioni internazionali. L’ONU,
troppo spesso paralizzata dai veti. Il Consiglio d’Europa e
la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, sempre più
messi in discussione da governi che ne minano l'autorità. La stessa Unione
Europea, pur potente, mostra crepe tra Est e Ovest, Nord e Sud. In un
simile contesto, la fiducia nei meccanismi di cooperazione e tutela
collettiva sta svanendo.
E la Svizzera? Siamo il Paese della neutralità
attiva, della democrazia diretta, di un federalismo
consensuale che, nel bene e nel male, ha sempre privilegiato il
dialogo alla logica dello scontro. Il nostro sistema istituzionale ha garantito
stabilità, pluralismo e coesione sociale dove altrove regnano polarizzazione e
instabilità.
Ma attenzione, resistere
non basta. La democrazia non è un’abitudine: è una scelta quotidiana.
E anche la Svizzera deve guardarsi da alcune derive. L’erosione della fiducia
nelle autorità, l’individualismo crescente, la retorica populista che scredita
la politica e i media: tutti sintomi che, se trascurati, possono logorare le
fondamenta.
In più, oggi più che mai, serve anche il coraggio
di prendere posizione. Di fronte a tragedie come quella in Gaza,
alla guerra che ancora devasta l’Ucraina, alla nuova corsa
globale agli armamenti che minaccia la sicurezza collettiva, la
neutralità non può essere sinonimo di indifferenza. Essere neutrali non
significa non vedere, non parlare, non agire. Significa impegnarsi per
il diritto, per l’umanità, per la pace — anche quando è scomodo.
In un’epoca in cui molti Paesi democratici stanno
vivendo un’involuzione istituzionale, il nostro modello può essere una
risorsa — ma solo se lo teniamo vivo. Il 1° agosto dovrebbe ricordarci
che la vera eredità dei nostri fondatori non è solo l’indipendenza, ma la
volontà di costruire qualcosa insieme, anche tra realtà linguistiche e
culturali diverse.
E allora sì, accendiamo i fuochi. Ma non
dimentichiamo che il fuoco delle istituzioni si alimenta con partecipazione,
fiducia, responsabilità — e anche coraggio morale. In un mondo dove
troppo si sfalda, tenere — e far funzionare — uno Stato come il nostro
è già una forma di resistenza. Prendere posizione, quando serve, è la forma più
alta di fedeltà ai nostri valori.

