Lorenzo Onderka
F-35: sicurezza o dipendenza?
Redazione
19.09.2025 11:07

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I nuovi jet costano più del previsto e potrebbero restare a terra se lo
decide Washington.
Quando nel 2020 il popolo svizzero approvò l’acquisto di nuovi jet da
combattimento, non si votava su un modello specifico, bensì su un credito di 6
miliardi di franchi destinato a rinnovare la nostra flotta aerea. Solo in
seguito, nel 2021, le autorità federali hanno scelto l’F-35 come velivolo più
adatto secondo le valutazioni tecniche. Su questo piano, la scelta non è in discussione:
l’F-35 è un aereo moderno e performante, tra i più avanzati sul mercato. Ciò
che oggi preoccupa sono invece i costi crescenti e il rischio di una dipendenza
politica e tecnologica dagli Stati Uniti.
Sul piano finanziario, la promessa iniziale non è stata mantenuta: dai 6
miliardi CHF approvati si è già passati a circa 7 miliardi, con un incremento
che non può essere spiegato solo con le oscillazioni dei cambi. Questo trend
lascia temere ulteriori rincari.
E qui entra in gioco un altro rischio, ancora poco discusso: quello
legato ai dazi e alle restrizioni commerciali introdotte dagli Stati Uniti. Già
oggi si osservano difficoltà crescenti nel reperire ricambi per prodotti
americani in Europa, ed il loro prezzo sta aumentando. È un problema che ho
potuto constatare personalmente con la mia moto, ma che tocca molti consumatori
e settori. Se simili ostacoli si estendessero a sistemi complessi come l’F-35,
la disponibilità e il prezzo dei pezzi di ricambio potrebbero diventare un
fattore critico.
A questo si aggiunge
la dipendenza digitale. L’F-35 non è solo un aereo, è una piattaforma che
necessita di continui aggiornamenti tramite il sistema informatico ODIN,
controllato dagli Stati Uniti. Senza quel flusso costante di dati e
autorizzazioni, gli aerei non volano. La Svizzera si ritroverebbe dunque a
dipendere doppiamente: dai ricambi e dal software.
In tempi di rapporti
distesi, tutto questo potrebbe sembrare un dettaglio. Ma la realtà è che le
relazioni internazionali sono mutevoli. È quindi lecito domandarsi se sia
saggio affidare una parte così sensibile della nostra difesa a un partner
estero che, in certe circostanze, potrebbe esercitare una pressione indiretta.
Alla luce di tutto
questo, l’acquisto degli F-35 solleva interrogativi legittimi: i costi
aumentano, i ricambi potrebbero non essere garantiti e la nostra autonomia è
limitata. Prima che i jet decollino, deve atterrare il buon senso.
Lorenzo Onderka - Già candidato per Avanti con Ticino&Lavoro

