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Alessandro Frigeri

ErreDiPi e le elezioni del Consiglio di amministrazione dell’IPCT

Redazione

14.05.2024 16:23

Foto: ©Chiara Zocchetti

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  • La trasparenza e il coinvolgimento “dal basso”. In questi due anni le scelte su come muoversi in difesa delle proprie condizioni pensionistiche e di lavoro sono state prese attraverso assemblee aperte e tutte/i, oltre che con un capillare lavoro di diffusione delle informazioni e delle idee. È ciò che intendono continuare a fare i candidati dell’ErreDiPi nel futuro CdA dell’IPCT. Non potrà più succedere – come invece avvenuto nel passato – che i nostri rappresentanti non rendano conto agli affiliati, discutendone con loro, della scelta di ridurre, ad esempio, le rendite vedovili o i tassi di conversione.
  • Un movimento “nuovo”, capace di rompere gli schemi. ErreDiPi si è fatto conoscere per un modo inedito di farsi carico dei bisogni di una parte della popolazione (i lavoratori pubblici): pacato ma fermo, basato sull’idea che delegare in bianco ad altri la difesa dei propri interessi non sia necessariamente la strategia migliore, diffidente verso le trappole concertative secondo cui, in nome di presunti “interessi generali”, lo stillicidio di tagli che colpiscono sempre gli stessi, il mondo dei salariati, sia in fondo in fondo inevitabile (“l’importante è non esagerare…”). Forse proprio per queste sue caratteristiche, ErreDiPi è guardato con una certa diffidenza da una parte dei sindacati e dei partiti, ma nel contempo pesca consensi in modo trasversale al di fuori dei circoli più direttamente legati agli apparati. Inserire rappresentanti di ErreDiPi nel CdA dell’IPCT significherebbe anche questo: cominciare a portare dentro le istituzioni quell’“aria nuova” respirata in questi mesi tra i dipendenti del Cantone in mobilitazione.

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