Rudi Kolb-Alves
Ennesima stangata sui premi LAMal! Per contrastare una governance sanitaria fallimentare, il primo passo concreto è l’Iniziativa per il 10%!
Redazione
23.09.2025 20:18

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Oggi è arrivato
l’annuncio, tanto atteso quanto prevedibile, di un aumento del 7,1% dei premi
LAMal per il 2026 in Ticino. Una stangata inevitabile? Sì, se si continua a
sostenere un modello di governance fallimentare come quello attuale. Un sistema
che favorisce gli interessi particolari, a scapito del potere d’acquisto delle
lavoratrici e dei lavoratori. Ma un’alternativa è possibile?
Se l’aumento riflette i
costi della salute e del sistema sanitario, l’aumento della spesa sanitaria non
è di per sé motivo di allarme: rispetto ai paesi confinanti, la spesa della
Svizzera resta contenuta. Nel 2023 la spesa sanitaria come percentuale del PIL
per la Svizzera si attestava all’11.8%, mentre quella della Germania al 13.2%,
dell’Austria al 13.1% e della Francia al 12.5%. Come gli altri paesi, anche la
Svizzera affronta sfide strutturali: l’invecchiamento della popolazione, i
progressi biomedici e l’evoluzione delle cure rendono inevitabile una crescita
della spesa sanitaria. Le autorità federali hanno recentemente pubblicato
scenari settoriali che confermano una crescita significativa del settore
sanitario. Tuttavia, a preoccupare non dovrebbe essere l’aumento della spesa,
ma la stagnazione dei salari e l’erosione del potere d’acquisto, che portano a
una pauperizzazione crescente della popolazione.
Questi dati mal si
conciliano con la narrativa dominante sulle questioni sanitarie. Sempre più
spesso, i pazienti vengono colpevolizzati e le responsabilità scaricate sui
singoli. Questa retorica scoraggia la prevenzione e limita l’accesso alle cure.
Le fasce socioprofessionali più vulnerabili, spesso colpite da malattie
professionali croniche non riconosciute dalla LAINF, ne subiscono gli effetti
più gravi sul piano finanziario, ma anche sul piano sanitario: problemi
articolari, dolori lombari o disturbi psichici da stress. Così, mentre molti si
impoveriscono, altri lucrano sul sistema sanitario. È innegabile
l’arricchimento di chi opera nel settore biomedico e sanitario a scopo di
profitto. Colossi farmaceutici come Novartis sostengono, a torto, che la
Svizzera non promuova sufficientemente il settore, proponendo di aumentare i
costi dei medicinali, mentre le cliniche private generano un’offerta eccessiva
di cure specialistiche orientata al guadagno. Un atteggiamento arrogante e
irrispettoso rispetto a chi ogni mese deve coprire delle spese sempre più
insostenibili!
Il problema non risiede
esclusivamente nella prescrizione (generici o originali) e nel costo dei
farmaci oppure nella fornitura di prestazioni mediche: è radicato nel modello
di governance. La responsabilità di questo disastro per le tasche dei pazienti?
È squisitamente politica. Il sistema attuale, borghese e liberale, permette a
interessi particolari di prevalere sull’interesse generale. Prendiamo ad
esempio di TARMED, la “bibbia” tariffaria del sistema sanitario. Uno strumento
completamente delegato a un gremio che rappresenta gli interessi corporativi
dei medici e delle casse malati, in cui lo Stato interviene solo come “arbitro”
in caso di controversie.
Contrariamente a quanto
si potrebbe pensare, TARMED non è uno strumento neutrale di regolazione: è uno
strumento strategico di pianificazione del settore sanitario. Il risultato? Percorsi
clinici più costosi e complessi, senza un reale beneficio per il paziente.
Dietro l’apparenza di un listino tecnico, TARMED è la chiave che decide chi
guadagna, chi perde e quale medicina viene incentivata. Credere che lo Stato
non debba possedere e utilizzare questo strumento nell’interesse pubblico
significa lasciare al settore privato il potere di strutturare l’offerta
sanitaria e determinare la domanda di cure. Peraltro, l’introduzione di EFAS,
nelle condizioni attuali, rischia di favorire ancora di più le cliniche private
specialistiche e la logica del profitto, a scapito della sanità pubblica.
TARMED ed EFAS sono a tutti gli effetti uno strumento di mercificazione di un
diritto fondamentale: quello di farsi curare.
Per rafforzare
l’interesse pubblico nel settore sanitario, è fondamentale che lo Stato assuma
un ruolo più attivo sia come fornitore di prestazioni, sia come pianificatore.
L’Iniziativa per il 10% aumenta la pressione sul Cantone, obbligando il Governo
ticinese a controllare meglio la spesa sanitaria, permettere un finanziamento
più equo dei costi sanitari e un rafforzamento del potere d’acquisto delle
fasce medio-basse; e traccia un primo passo verso un modello di governance
funzionale e realmente pubblico.
I margini di manovra
esistono. Dal 2023, una modifica alla LAMal permette ai Cantoni di sperimentare
progetti pilota. Il Canton Vaud, che ha introdotto il sistema del 10% nel 2019,
ha dimostrato che con volontà politica è possibile intervenire maggiormente sul
tema delle tariffe, offrendo percorsi terapeutici pubblici di qualità a prezzi
forfettari. Questo dimostra che le tariffe non sono intoccabili e che il
sistema sanitario può cambiare se l’interesse pubblico prevale.
L’approvazione
dell’Iniziativa per il 10% è un messaggio politico forte che impone alle
autorità pubbliche di agire. Un primo passo in vista di un reale cambio di
governance pubblica della salute. È sempre più evidente: una cassa malati unica
a livello federale, con premi proporzionati al reddito, rappresenterebbe
pragmaticamente la riforma necessaria verso un sistema equo e sostenibile!
Mancano solo 5 giorni per fare la scelta giusta: votare “SI” all’Iniziativa per
il 10%!
di Rudi Kolb-Alves, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista

