Moreno Colombo
Egregio Signor Piffaretti, lei ed io: due modi di intendere il benessere dei ticinesi
Redazione
28.07.2023 11:26

Foto: © Crinari
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La
ringrazio per il suo scritto. Mi sono chinato sui punti da lei esposti e con
piacere mi permetto di risponderle. Lei fa riferimento alle diseguaglianze per
tipologia di reddito e al programma del mio partito, prendendo spunto dalla
tassazione progressiva. Bene, tenuto conto che lei è un esperto fiscale di
formazione, non devo sicuramente ricordarle che le aliquote del Canton Ticino sono ritenute tra le più progressive di
tutta la Svizzera.
Il
nostro Legislatore persegue, almeno sin dal 1976, una politica di
redistribuzione dei redditi. Del resto, siamo
il Cantone fiscalmente più sociale della Svizzera per i ceti meno abbienti e ci poniamo nella media per quanto riguarda i redditi del ceto medio, mentre siamo nettamente agli ultimi posti
per i redditi elevati. È d’accordo con quest’affermazione?
Con
la riforma fiscale appena presentata non si elimina di certo la progressività delle
imposte sui redditi, che oltretutto, e come lei sicuramente ben sa, è sancita
dall’art. 127 cpv. 2 della Costituzione federale.
Con
la riforma si cercherà solo di riportare il Ticino nella media inter-cantonale,
presentando una pressione fiscale analoga a quella del vicino Canton Grigioni.
È un’idea così sbagliata, secondo lei, Signor Piffaretti?
La
concorrenza fiscale inter-cantonale, piaccia o non piaccia, è qualcosa di cui
dobbiamo tenere conto. È sempre la stessa Costituzione federale che la prevede
all’art. 129 cpv. 2. I dati presentati dalla Divisione delle contribuzioni sono
inequivocabili: negli ultimi anni le
partenze dei contribuenti facoltosi sono state nettamente superiori agli
arrivi.
Anche
questo dato, oggettivo, deve far riflettere sulla necessità di riportare il
Ticino in una posizione meno svantaggiosa per gli alti redditi.
Come
lei ben sa, il principio di redistribuzione dei redditi esige la presenza di
contribuenti facoltosi che paghino una parte considerevole del nostro gettito
fiscale, affinché lo Stato possa poi utilizzare parte di queste entrate a
favore dei contribuenti meno abbienti, sotto forma di aiuti sociali e sussidi.
Se questi cittadini benestanti dovessero partire per altri lidi, chi
contribuirà a finanziare il benessere del Ticino? Con quali entrate potremmo
continuare ad assicurare ai cittadini in difficoltà aiuti sociali e sussidi?
Vede
egregio Signor Piffaretti, il benessere dei cittadini in difficoltà, che
ricorrono all’aiuto dello Stato, dipende molto dalla presenza di quella parte
di cittadinanza, esigua a dire il vero, che rientra nella categoria dei “più
ricchi”. E il Ticino sta proprio perdendo attrattiva per la categoria di
cittadini benestanti poiché mi sembra evidente che, per effetto della
concorrenza fiscale, questo particolare cluster di contribuenti sceglie di
risiedere nel luogo in cui la fiscalità viene vista come “più giusta” e “più
vantaggiosa”.
Se
guardiamo al Ticino di oggi ben difficilmente un contribuente si sposta per
pagare il 40% di imposte, preferirà sicuramente andare dove può pagare di meno.
Le statistiche citate, del resto, sono proprio lì a dimostrarlo.
Il Partito
Liberale Radicale porta avanti con orgoglio una riforma attesa da tempo e
mirata. Già il Centro competenze tributarie della SUPSI, con un dettagliato
studio del 2009, giungeva a conclusioni analoghe. E il direttore di allora non
era di certo un esponente del PLRT!
Ma
passiamo agli altri punti da lei citati.
Per
quanto riguarda la riforma delle imposte di successione e di donazione: mi
spiega dove si coglie un vantaggio per le persone facoltose? Mi pare sia ben
chiaro che la riforma tiene conto, anche in questo caso, delle realtà degli
altri Cantoni, che presentano imposizioni inferiori alle nostre,
rispettivamente si tiene conto dei nuovi nuclei familiari che si sono creati
negli ultimi decenni.
È così sbagliato favorire
fiscalmente i trasferimenti tra concubini? Così come è così sbagliato agevolare
le trasmissioni aziendali? Non direi,
tant’è che anche il mondo imprenditoriale ha applaudito alla proposta della riforma
sulle successioni!
Lei
suggerisce anche che, a suo modo di vedere, “sarebbe stato più accorto
diminuire la tassazione dei lavoratori”. Ha avuto modo di leggere il
messaggio del Consiglio di Stato ticinese? Ha notato che per tutti i lavoratori
che esplicano un’attività lucrativa dipendente è previsto un aumento della
deduzione per altre spese professionali? E’ davvero sicuro che, in questo modo,
non si possa creare maggior ricchezza lasciando più soldi nelle tasche dei
lavoratori? Io sono persuaso di sì!
Veniamo
alla previdenza, una altra riforma che a lei non piace. Anche qui, il Ticino passa da un ultimo posto (lo sottolineo: ultimo)
ad una posizione analoga a quella del Canton Grigioni, senza incidere troppo
sul gettito. E sa perché ciò è possibile? Perché è basso - o per dirla meglio
- perché le persone che hanno importanti capitali non pagano il 25% di imposte,
ma si spostano in un altro Cantone. Le sembra normale che un capitale
previdenziale debba sottostare a certe aliquote, che i risparmi di una vita
vengano tassati in modo così importante? Direi proprio di no.
Si
aggiunga che con questa riforma molti futuri pensionati con case secondarie in
Ticino potranno – se lo desiderano - prelevare il capitale previdenziale da
noi, diventando a tutti gli effetti cittadini e contribuenti del nostro Cantone.
Egregio
Signor Piffaretti, abbiamo sicuramente due modi di vedere le cose ma mi premeva
risponderle, ringraziandola per l’attenzione che ha dedicato alle mie
riflessioni.
Moreno Colombo

