Daniele Caverzasio
E vissero tutti spremuti e scontenti
Redazione
17.09.2025 07:45

Foto: ©Gabriele Putzu
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C’era una volta, a sud della
Svizzera, un piccolo regno chiamato Ticino. Non aveva castelli scintillanti né
dame in abito di seta, ma ferrovieri che all’alba accendevano locomotori e
madri che dietro un banco passavano le giornate a far di conto. Un regno
popolato da sudditi silenziosi, bravi a lavorare, meno bravi a lamentarsi,
incastrati tra affitti, bollette e figli da crescere.
Ogni autunno, però, sul cielo
sereno del regno si stagliava l’ombra del drago. Non sputava fuoco, non rapiva
fanciulle: pretendeva monete. Sempre più monete. Ottocento, mille,
milleduecento franchi. Anno dopo anno. E guai a opporsi, ché il sovrano da Bellinzona
alzava il dito: “È legge. Così è scritto, così si deve pagare.”
Qui sorge la beffa: se è
obbligo, non è più assicurazione. È una tassa travestita da polizza. Una
gabella medievale che ti spillano col sorriso di chi ti dice che lo stai
facendo “per il tuo bene”.
E in questo teatrino, mentre i
contabili di corte tracciano grafici e bilanci, arriva la voce fuori dal coro:
la Lega dei Ticinesi. Non con la spada, ma con una domanda di buon senso: se è
tassa, trattiamola da tassa. Deduzione integrale dei premi. Non carità, non
sussidi, non briciole: giustizia elementare per chi tiene in piedi il regno con
le mani callose e le sveglie alle cinque.
I sapienti dei palazzi si
affrettano a obiettare: “Ma i bilanci, ma gli equilibri, ma le compatibilità!”.
Bei discorsi. Peccato che i veri bilanci non si facciano tra marmi e velluti,
ma nelle cucine, accanto alle pentole, con una calcolatrice e un sospiro. È lì
che si decide se il bambino avrà i pattini nuovi o se, quest’anno, serviranno
al drago.
E così il mostro cresce,
ingrassa e diventa sempre più insaziabile. La deduzione integrale non lo
ucciderà, certo, ma almeno restituirà un po’ d’aria a chi ogni giorno combatte
senza armature né scudi, solo con il sudore della fronte.
Care autorità di corte, i
sudditi del regno ticinese non chiedono miracoli né promesse: chiedono solo
respiro. Perché a forza di nutrire il drago, qualcuno resterà senza pane sulla
tavola. E quando il pane manca, le favole non bastano più.
…e vissero tutti spremuti e
scontenti.
Daniele
Caverzasio - Deputato
Lega in Gran Consiglio

