Giuseppe Cotti
È successo qualcosa – e ne dovremmo parlare
Redazione
05.10.2023 10:39

Foto: ©Chiara Zocchetti
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
“Per la nostra società queste persone sono
come l’intestino cieco, non essenziali per la sopravvivenza dell’organismo”. “Sono
nemici dello Stato, che in piena consapevolezza si collegano a pensieri e
azioni contrarie alla democrazia”. “Che vengano additati dall’intera società, e
paghino per le loro azioni”. “Dobbiamo isolare questi idioti dal resto della
società!”. Queste frasi sono riportate da articoli e trasmissioni dei media di
lingua tedesca – e no, non si riferiscono a quella Germania lì, alla quale
sicuramente avete pensato. Risalgono ad appena due anni fa, quando i vaccini
per il coronavirus erano già disponibili ma il numero di casi stava ancora
aumentando. Le hanno raccolte due studiosi, Marcus Klöckner e Jens Wernicke,
concentrandosi sul mondo germanofono. È però evidente che un esercizio simile,
nel mondo di lingua italiana, produrrebbe risultati analoghi.
Il bersaglio polemico di questa raccolta di
orrori giornalistici sono i mezzi di informazione più autorevoli, che durante
la pandemia sono venuti meno al loro tradizionale ruolo di «cani da guardia»
della democrazia. Totalmente appiattiti sulla posizione dei Governi (talvolta
addirittura in contatto diretto con gli uffici dei Consiglieri federali…) si
sono trasformati in strumenti di comunicazione istituzionale e, in caso di
necessità, in tribunale improvvisato –per processare senza appello, e mettere
alla gogna, chi osava metteva in discussione la posizione dell’autorità. Questa
martellante campagna durata mesi e mesi, più ancora delle divisioni attorno ai
vaccini e alle misure restrittive, ha creato una profondissima spaccatura nella
popolazione. Perfino all’interno delle famiglie (!), ci siamo scoperti
nettamente divisi fra «buoni» e «cattivi» – da una parte i cittadini diligenti
di serie A, dall’altra i reietti meritevoli solo di essere esclusi dal
dibattito democratico.
Tutto questo è più o meno noto, e ognuno di
noi ha una propria posizione personale riguardo a ciò che è successo a partire
dal marzo 2020. Il problema, però, è che abbiamo smesso di confrontarci. Ancora
più incredibile, e inquietante, è il fatto che in questa campagna per le
elezioni federali 2023 ci stiamo comportando come se la pandemia non fosse mai
esistita. È vero: il Consiglio degli Stati ha commissionato un rapporto
indipendente, che valuterà le decisioni prese durante la pandemia – un bello
strattone alla coda di un’Amministrazione federale reticentissima, come sempre
e forse più del solito, di fronte alla prospettiva di sottoporre il proprio
operato a una valutazione esterna.
Tutto bello, tutto giusto. Ma davvero questo
atto (dovuto, per altro) basterà per archiviare una vicenda che ha sconvolto le
vite di ognuna e ognuno di noi? Davvero i membri e gli aspiranti membri di un
Parlamento che è stato a lungo esautorato – come del resto è accaduto anche per
la guerra in Ucraina e la crisi di Credit Suisse – non hanno nulla da dire a
proposito della pandemia?
Questo silenzio politico mi preoccupa
moltissimo, e non tanto perché qualche movimento minoritario potrebbe
catalizzare il malcontento di chi negli ultimi anni è stato etichettato come
«idiota» e «nemico del popolo». La coesione della nostra società ha subito un
colpo durissimo durante la pandemia, e le divisioni di quel periodo sono
tutt’altro che riassorbite. Fare finta di niente è di sicuro la ricetta peggiore,
se vogliamo che in futuro esista ancora un terreno comune per tutti, sul quale
esercitare la nostra democrazia diretta.
Giuseppe Cotti, Vicesindaco di Locarno e
Candidato al Consiglio Nazionale per il Centro

