Gianfranco Scardamaglia
E se illuminassimo di Azzurro le ARP, le Preture e il Ministero pubblico?
Redazione
12.10.2026 15:47

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L’iniziativa
di FAFTPlus (Federazione Associazioni Femminili Ticinese) vuole sensibilizzare
la popolazione sulla violenza di genere attraverso l’illuminazione in rosso di
luoghi simbolici del territorio. Un’iniziativa che pone una domanda importante:
perché non estendere questa riflessione anche a una sofferenza che troppo
spesso rimane ai margini del dibattito pubblico?
La violenza
ha infatti anche un volto maschile: quello dei padri separati che chiedono di
essere ascoltati e di poter continuare a essere padri. I dati ufficiali
dell’UFS dimostrano che la violenza domestica non riguarda esclusivamente le
donne.
Nel 2024, in
Svizzera, la polizia ha registrato 21’127 reati di violenza domestica. Le donne
rappresentavano il 69,8% delle vittime, mentre gli uomini costituivano il
restante 30,2%. In Ticino, nello stesso anno, sono state registrate 600
infrazioni riconducibili alla violenza domestica. Sono numeri che impongono di riconoscere
la complessità del fenomeno, pur ricordando che non indicano quante vittime
siano padri separati né misurano tutte le forme di violenza psicologica o
giudiziaria.
E se illuminassimo di Azzurro le Preture, le Autorità regionali di protezione
(ARP) e il Ministero pubblico, a sostegno dei padri separati che denunciano –
ma inascoltati e ignorati - di subire e/o di aver subito violenza psicologica,
fisica, economica e giudiziaria?
Parliamo di
uomini che, dopo una separazione, raccontano di essersi ritrovati coinvolti in
procedimenti estenuanti, di aver perso o visto drasticamente ridurre i contatti
con i propri figli, di aver affrontato conflitti economici devastanti e di
essersi sentiti impotenti di fronte a decisioni che hanno segnato profondamente
la loro vita. Parliamo anche di padri che denunciano di essere stati
ingiustamente accusati di reati, talvolta gravissimi, e che chiedono che le
accuse siano verificate con la stessa serietà con cui devono essere tutelate le
persone che dichiarano di aver subito violenza. Una denuncia non equivale a una
condanna, così come un’archiviazione o un’assoluzione non dimostrano
automaticamente che la denuncia fosse falsa. Ma quando una denuncia è
consapevolmente inventata, anche questo fatto deve poter essere accertato e, se
ne ricorrono i presupposti, perseguito.
Si tratta di
affermare un principio elementare: la dignità, la sofferenza e i diritti
fondamentali non dipendono dal sesso della persona coinvolta.
Quando si
parla di padri separati, la dimensione psicologica, economica e procedurale
della loro sofferenza rischia di rimanere invisibile.
Che cosa
accade quando un padre ritiene di non essere ascoltato da un’autorità? Quando
il rapporto con i figli si deteriora durante anni di conflitto? Quando le spese
legali e gli obblighi finanziari diventano insostenibili? E chi verifica le
eventuali responsabilità quando un procedimento si rivela fondato su
presupposti errati?
Le
istituzioni giudiziarie non devono essere considerate responsabili in blocco,
né ogni decisione sfavorevole costituisce un’ingiustizia. Ma proprio perché
esercitano un potere enorme sulla vita delle famiglie, devono garantire
imparzialità, ascolto, proporzionalità e un’effettiva possibilità di far valere
i propri diritti.
Illuminare di azzurro preture, ARP e Ministero pubblico sarebbe dunque un gesto
simbolico, non un’accusa generalizzata alla magistratura. Sarebbe un invito a
guardare anche dall’altra parte, a raccogliere testimonianze, a studiare i casi
e a promuovere procedure più equilibrate, senza pregiudizi nei confronti di
madri o padri.
Non si
tratta di negare la violenza contro le donne, né di mettere in discussione la
necessità di proteggere le vittime, ma i padri e i maschi non devono essere
considerati, a priori e a prescindere, presunti colpevoli e le donne presunte vittime.
E soprattutto, un invito a non dimenticare i bambini: perché un figlio non
dovrebbe diventare un’arma nel conflitto (spesso creato ad arte dal genitore
affidatario – quasi sempre la madre) tra adulti e, quando entrambi i genitori
sono idonei e non sussistono rischi - effettivi e non presunti - per la sua
sicurezza, dovrebbe poter mantenere relazioni significative con entrambi.
Se illuminiamo di rosso edifici per ricordare le vittime della violenza sulle donne,
dobbiamo illuminare di Azzurro altri edifici per ricordare i padri separati
vittime di molteplici e disparate violenze, che chiedono ascolto, giustizia e
soprattutto il diritto di non essere cancellati dalla vita dei propri
figli!
La vera
parità non consiste nel sostituire una vittima con un’altra. Consiste nel non
lasciare nessuna vittima nell’ombra.
Gianfranco
Scardamaglia, coordinatore Movimento Papageno

