Simona Genini
È anche una lotta di idee
Redazione
25.11.2025 09:46

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Lottare contro la ricchezza non
equivale a combattere la povertà. È un principio semplice, ribadito nel corso
dei decenni da voci autorevoli nella tradizione democratica e anche nella
sinistra internazionale. Eppure, in Svizzera, questo messaggio continua a
faticare – soprattutto fra i promotori dell’iniziativa della Gioventù
socialista e nei loro alleati, nelle forze «adulte» del fronte progressista
svizzero e ticinese.
Gli effetti potenzialmente
dannosi della proposta sono noti: un’uscita di molti grandi contribuenti,
svizzeri e stranieri, e con essa la necessità di colpire proprio quelle fasce
di popolazione che si afferma di voler proteggere, attraverso tagli e aumenti
d’imposta. Ma il punto fondamentale non è solo la meccanica fiscale
dell’iniziativa. Il problema sta nell’idea che la sostiene.
L’impressione è che la proposta
in votazione cerchi fondamentalmente di rafforzare l’identità politica interna di
una parte, oggi apparentemente maggioritaria, di una sinistra dove il
riformismo sembra essere stato accantonato. E, con esso, il pragmatismo e la
disponibilità al compromesso. Sullo sfondo, un’impostazione culturale che conosciamo
bene: la ricchezza come colpa, il successo come sospetto, il benessere come
sottrazione.
Eloquenti, in questo senso, sono
i manifesti apparsi nelle aree urbane della Svizzera tedesca: uno stivale «dei
padroni» che schiaccia il Pianeta, con l’invito a «fargliela pagare» il 30
novembre. Una retorica che esaspera le divisioni e alimenta la logica del
nemico, proprio da parte di chi denuncia continuamente la polarizzazione del
dibattito pubblico.
Ancora una volta viene proposta
alla popolazione – che già più volte ha espresso un altro orientamento – l’idea
che la ricchezza personale sia un problema sociale in sé, che chi possiede
molto lo abbia necessariamente sottratto ad altri. È una rappresentazione
caricaturale della nostra società. La Svizzera, pur con le sue complessità,
dispone di meccanismi redistributivi che funzionano: lo dimostrano la
fiscalità, l’AVS e tante storie personali – incluse quelle di chi, partendo da
condizioni modeste, ha costruito con impegno un percorso di successo.
A questa tradizione si affianca
un altro valore tipicamente svizzero: l’uso responsabile della ricchezza,
incarnato anche da numerose fondazioni e progetti filantropici. Ad esempio, la
generosità della Fondazione Hans Wilsdorf, riconducibile al gruppo Rolex,
dovrebbe ricordare a molti quanto il contributo filantropico possa incidere
positivamente sulla collettività. Un
atteggiamento socialmente attento da parte di chi dispone di molti mezzi è, non
bisogna mai dimenticarlo, una delle chiavi di volta per il difendere il
consenso attorno al modello economico liberale che ha fatto la prosperità della
Svizzera.
Il voto del 30 novembre potrà
anche confermare i sondaggi e respingere con decisione l’iniziativa sulla tassa
di successione. È auspicabile. Ma non basterà a chiudere la questione. Le idee
che stanno dietro a questa proposta non scompaiono con un voto, tornano
ciclicamente e quindi torneranno ancora.
Per questo è fondamentale
contrastarle con chiarezza. Non solo nel merito tecnico, ma nella visione di
società che portano con sé. Una società aperta, fondata sul lavoro, sul merito
e sulla responsabilità non può permettere che il populismo sociale diventi una
categoria politica.
Alle persone di cultura liberale
il compito – paziente e determinato – di continuare a spiegare perché questa
visione è sbagliata. Nelle idee, nei fatti, nelle politiche concrete ma anche
negli esempi personali.
Simona Genini, deputata PLR

