Yannick Demaria
Dumping: «Via la gata, bala i ratt…!»
Red. Online
20.02.2026 17:33

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Il
lavoro dovrebbe garantire autonomia e dignità, non precarietà, ansia e paura. In Ticino, invece, troppe
aziende sfruttano la pressione sul mercato del lavoro per abbassare i salari,
scaricando i costi sui lavoratori e sull’intera collettività.
Per
misurare la salute dell’economia bisogna partire dal basso, dall’analisi delle
condizioni di chi sta peggio, non dalle medie “rassicuranti” o da chi possiede
grandi patrimoni. I dati parlano chiaro: nel 2023 il 23,3% delle persone in
Ticino era a rischio
povertà, oltre tre volte la Svizzera tedesca (7,5%). Nel 2024 il 16,5% della
popolazione viveva al di sotto della soglia di povertà, con un tasso doppio
rispetto alla media nazionale. L’8,5% (12'400 persone) sono working poor. Più
di un contribuente su quattro non paga imposte perché non raggiunge il minimo
imponibile.
Questa
non è un’anomalia statistica: è un fallimento politico!
La
metà dei lavoratori ticinesi guadagna meno di 5'708 franchi, contro una mediana
svizzera di 7'024. Il 10% dei salari più bassi si ferma a 3’783 franchi, mentre
a livello nazionale è considerato “basso” un salario sotto i 4'683. Le donne,
inoltre, percepiscono in media il 12% in meno degli uomini.
Secondo
l’OCST, oltre il 20% del divario salariale non è spiegabile con i fattori
strutturali; nei settori dell’informatica e delle tecniche della comunicazione
le differenze arrivano al 40% anche a parità di qualifiche.
Tutto
questo ha un nome: dumping salariale. Significa assumere sotto i minimi,
comprimere i diritti, generalizzare la diminuzione delle retribuzioni, mettere
i lavoratori gli uni contro gli altri, provocare la fuga dei giovani!
Il
dumping, oltre a essere un’evidente ingiustizia sociale, è un danno economico.
Falsa la concorrenza, penalizza le imprese corrette, aumenta precarietà e
povertà, indebolisce le finanze pubbliche e la coesione sociale.
Per
questo va combattuto senza ambiguità. Servono controlli, sanzioni efficaci e
strumenti d’intervento reali. Votiamo un sì convinto all’iniziativa MPS:
difendere i salari significa difendere la dignità del lavoro, la giustizia
sociale e il futuro del nostro cantone.
Yannick Demaria, granconsigliere GISO-PS

