Sem Genini
Due mezzi dibattiti non ne fanno uno intero
Redazione
13.09.2024 17:15

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Mentre
la campagna per le votazioni del 22 settembre procede, penso che sia ormai
chiaro che il dibattito sull’iniziativa “natura e paesaggio” sia abbastanza
deludente. Conseguenza diretta di un testo problematico sotto diversi aspetti
dato che, coinvolgendo paesaggio, patrimonio architettonico, culturale e
naturale, crea frizioni con la legislazione vigente in tutti questi ambiti
senza dare risposte o chiarimenti precisi. La conseguenza è che ostacola una
vera e approfondita discussione su temi specifichi e sulle misure che potremmo
adottare, o già stiamo adottando, per migliorare la situazione. Come appunto
nel caso della biodiversità e del cambiamento climatico. L’impatto di
quest’ultimo sulla nostra biodiversità è quasi assente nella discussione anche se
dovrebbe essere preminente. Perché nonostante negli ultimi decenni si sia fatto
molto, specialmente nel settore agricolo, per ridurre il nostro impatto e per
prepararci ai cambiamenti climatici in vari modi, le loro conseguenze si fanno
sentire in ogni nazione. Aree protette, montagne disabitate, città, ambienti
marini, foreste. Se diciamo che il giardino brucia, non possiamo proporre di
piantare fiori. Ma l’iniziativa non è sul cambiamento climatico e come
combatterlo davvero. Così ci ritroviamo con un dibattito parziale e che spesso
esula dal testo dell’iniziativa in votazione.
Veniamo
ora alla biodiversità e alle misure per promuoverla. Anche in questo caso,
evitando di fornire indicazioni precise e lasciando noi cittadini a
interpretare le loro intenzioni, gli iniziativisti non hanno creato le
condizioni per un vero dibattito. L’agricoltura verrebbe toccata? No, dicono
alcuni promotori. Certamente, dicono altri nei dibattiti. Noi agricoltori lo
abbiamo detto più volte: quasi il 20% della superficie agricola utile del
nostro Paese è già oggi destinato alla promozione della biodiversità, per non
parlare delle innumerevoli misure che da decenni vengono intraprese per ridurre
il nostro impatto ambientale. Un contributo sostanziale alla biodiversità con
anche una strategia e un piano d’azione ben precisi in atto. La nostra
posizione è chiara: queste superfici vanno innanzitutto migliorate
qualitativamente, sfruttandone il potenziale anziché crearne di nuove.
Servirebbe però anche del buonsenso riconoscendo un aspetto basilare: per
produrre cibo sufficiente occorre un’agricoltura produttiva con superfici
coltivate a dovere con dei buoni rendimenti. Ridurle significa importare cibo
ancora di più. Chi parla della Svizzera del 1900 con 3,3 milioni di abitanti
ora che siamo a 8,9 (e oltre l’80% vive in città e non produce il proprio cibo)
non porta nessun contributo.
Va detto che una diga idroelettrica non è certamente una bella vista e ha un
impatto sulle specie animali e vegetali che perdono il loro habitat, tuttavia i
benefici indiretti come le ridotte emissioni sono incontrovertibili. Sarebbe
possibile costruirla se l’iniziativa venisse accettata? No, se ciò minaccia
“l’essenza” dell’area protetta interessata che deve essere conservata intatta.
Se
il testo dell’iniziativa fosse stato più concreto oggi staremmo facendo un
discorso assai più approfondito. Due mezzi dibattiti, però, non ne fanno uno
intero ed è necessario votare NO a questa iniziativa che avrebbe delle
ripercussioni serie e dei costi elevati per tutti noi.
Sem Genini, segretario
agricolo cantonale Unione Contadini Ticinesi

