Cristina Maderni
Discriminare le coppie sposate danneggia le donne e l’economia
Redazione
15.03.2025 15:06

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Le discriminazioni verso le coppie sposate
nell’imposizione fiscale e nell’AVS sono anacronistiche ed ingiuste,
penalizzano chi vuole lavorare e ostacolano chi desidera vivere la terza età in
modo indipendente. Ancor peggio, danneggiano le donne, quelle più deboli che
necessitano di indipendenza economica per trovare la forza materiale e
psicologica che permetterà loro di affrontare i momenti più difficili, se mai
dovessero venire. Se resti sola, se subisci violenza psicologica o addirittura
fisica e devi cercare il coraggio di cambiare vita, il tuo futuro potrebbe
dipendere dalla capacità di mantenerti sotto il profilo finanziario. Il primo
passaggio per ricercare l’indipendenza sta nel prendere coscienza del suo
valore. Per alcune di noi tutto ciò è scontato, per altre è meno immediato e
può richiedere occasioni di riflessione, necessarie per costruire una cultura
del risparmio. Questo in Svizzera è ostacolato da istituiti del passato che di
per sé oggi sono difficilmente giustificabili, quali la tassazione congiunta o
il tetto massimo delle rendite AVS. Non solo discriminano senza motivo le
coppie sposate nei confronti di quelle di conviventi, ma pongono in una
posizione subordinata chi nella coppia guadagna di meno o addirittura non
lavora, sovente la donna. Impedendole di compilare in modo autonomo la
dichiarazione dei redditi, si disincentiva la donna dal riflettere su quanto
guadagna e può mettere da parte indipendentemente dal marito, oltre che sulla
progressione nel tempo del risparmio previdenziale di propria competenza
individuale. Solo quando ognuna/o di noi sarà un soggetto fiscale autonomo, diverremo
coscienti dei rischi di povertà futura. Oggi Berna si trova ad affrontare due
iniziative che puntano il dito contro la discriminazione delle coppie sposate. È
noto il recente parere negativo del Consiglio Federale nei confronti
dell’iniziativa del Centro “Basta con la discriminazione del matrimonio!” che,
pur mantenendo la tassazione congiunta, mira a neutralizzarne gli effetti con
un calcolo fiscale alternativo e ad abolire il tetto AVS. Troppo caro, spiega
il Consiglio Federale. Resta aperta la discussione sull’iniziativa “Per
un’imposizione individuale a prescindere dallo stato civile” delle Donne PLR,
oggetto di un disegno di legge approvato dal Consiglio Nazionale che funge
anche da controprogetto indiretto. Il dibattito agli Stati è acceso, la riforma
è passata con 23 voti a 21 ma è peggiorativa rispetto al testo originario sotto
il profilo della fiscalità dei genitori e delle persone sole. Dovrà ritornare
al Nazionale per gli opportuni correttivi. Certo, i costi amministrativi vanno
contenuti e il gettito fiscale va mantenuto, ma non per una componente che non è
dovuta in quanto ingiusta. Passare all’imposizione individuale sarà un piccolo
passo per l’equità del sistema, ma un grande progresso per noi donne e per la nostra
indipendenza finanziaria. Avanti dunque con decisione sul modello della
proposta iniziale!
Cristina Maderni, deputata PLR in Gran Consiglio

