Zeno Casella
Difendiamo il servizio pubblico dagli attacchi dei tecnocrati europei!
Redazione
19.09.2023 11:09

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Nell’attuale dibattito sulle relazioni della Svizzera con
l’Unione Europea, il tema del servizio pubblico occupa un ruolo centrale.
Malgrado lo stop ai negoziati del maggio 2021, nel nuovo mandato adottato dal
Consiglio federale nel giugno di quest’anno si precisa infatti che, “per quanto riguarda le disposizioni
dell’UE in materia di aiuti di Stato, la Svizzera è disposta a recepire i
regimi di aiuto di Stato dell’UE”.
Quali sarebbero
le conseguenze di una simile ripresa delle normative europee? In primo luogo,
il nostro Paese dovrebbe adottare il divieto degli aiuti di Stato che investe
le aziende pubbliche la cui attività viene giudicata nociva per la libera
concorrenza sul mercato europeo. Ciò significa, ad esempio, che verrebbero rese
illegali le garanzie ed i finanziamenti statali attualmente concessi alle
banche cantonali, alle aziende elettriche, alla sanità, al trasporto pubblico,
ecc. Queste aziende, che svolgono una funzione di interesse generale, dovrebbero
riuscire dunque a funzionare esclusivamente con le proprie risorse, a
prevedibile svantaggio della qualità dei servizi erogati e delle condizioni di
lavoro che vi sono garantite.
La ripresa delle
normative UE implica anche l’adeguamento della nostra legislazione in altri
ambiti di azione degli enti pubblici. Ciò significa che la Svizzera dovrebbe
adeguarsi anche agli indirizzi della Commissione europea, che nel 2018 ha
provato ad esempio a intimare a uno Stato membro di rinunciare a politiche
dell'alloggio espansive in favore dei ceti medio-bassi, poiché queste avrebbero
penalizzato gli operatori immobiliari non sostenuti dalle misure implementate
dallo Stato. La ripresa automatica del diritto europeo potrebbe inoltre
condurre anche ad una nuova ondata di liberalizzazioni, ad esempio nel settore
energetico e in quello dei trasporti pubblici, con il grave pericolo di una
disorganizzazione dei servizi, di un aumento delle loro tariffe e di una
riduzione della loro qualità.
Le implicazioni
dell’accordo quadro per il servizio pubblico sono state denunciate da più
parti: il sindacato VPOD aveva ad esempio indicato come “l’adozione di questo
accordo favorisce solo i potenti gruppi finanziari, mentre è dannosa per i
salariati e i cittadini”. Anche l’Associazione per la difesa del servizio
pubblico era insorta contro tale intesa, in opposizione all’approccio
neoliberale che ha promosso liberalizzazioni e privatizzazioni in tutti i paesi
dell’UE. Sul piano politico, il Partito Comunista è da tempo risolutamente schierato
contro un simile accordo: sostenere con il proprio voto la lista “No UE – No
NATO” significa dunque difendere il servizio pubblico dagli attacchi dei falchi
neoliberisti che pretendono di dettar legge da Bruxelles!¨
Zeno Casella, candidato sulla lista “No UE – No NATO”

