Marco Antonio Timbal
Di sogni e grandi opere
Redazione
09.04.2024 17:59

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Nel 1992 si parlava di grandi opere
a Lugano, nella fattispecie, di un aggiramento sotterraneo del lungolago che da
Paradiso avrebbe condotto il traffico veicolare in galleria, sino a Cassarate o
financo sino a Gandria.
L’idea era dell’architetto Botta, che seppur già allora
indubbiamente geniale, all’inizio degli anni ’90 non godeva ancora di quell’appoggio
e approvazione incondizionata che ormai i Ticinesi, e non solo, gli tributano
oggi.
L’architetto Botta fu allora invitato dalla commissione edilizia ad
illustrare la sua idea di massima. Grosso blocco di carta su treppiede, come
usava allora prima delle moderne modalità informatiche di esposizione delle
idee, Botta iniziò a disegnare a matita grassa e a carboncino, con il suo
inconfondibile stile, una struttura rettangolare da ancorarsi alle attuali rive
a muro verticale (che in passato sostituirono le rive degradanti). Praticamente
una galleria subacquea a 2 corsie di scorrimento, che al piano superiore
avrebbe ospitato un autosilo diffuso con diverse uscite in diversi punti della
galleria e quindi della città, e al di sopra un sedime verde, fruibile dalla
popolazione e dai turisti.
Ripeto, si tratta di più di 30 anni orsono, ma
l’accoglienza dei membri dell’allora commissione edilizia fu caratterizzata da
un misto di scetticismo, dileggio e scarsa considerazione; e questo,
particolarmente da parte di quei membri di commissione che erano sì degli
architetti, ma ai quali il destino non ha certo riservato carriere altrettanto
prestigiose.
Una manifestazione di ristrettezza di spirito, mista ad invidia e
risentimento, della quale serberò sempre ricordo, e che mi diede la dimensione
di un certo modo di pensare e fare politica. Il progetto fu tacciato ovviamente
di essere fantasioso ed impossibile da punto di vista esecutivo. Per inciso,
limitandoci a città svizzere confrontabili alla nostra, nel frattempo basterebbe
studiare le opere sotto il pelo dell’acqua realizzate a Neuchâtel, senza
scomodare le gallerie sotterranee autostradali di Marsiglia, o di Bastia in
Corsica.
Niente, Botta non fu preso neanche in considerazione ed anzi fu quasi
dileggiato, e con lui l’idea di una galleria che sarebbe stata essenziale per
il piano viario di Lugano. Il lungolago è stato ora chiuso le domeniche estive,
limitato nella sua velocità di percorrenza a 30 km/h, escluso nella sua
percorribilità come porta d’entrata e/o uscita dal centro, insomma tutti
correttivi che non risolvono il problema, e che non valorizzano neanche in modo
significativo uno degli elementi sicuri del patrimonio turistico luganese.
Anzi, d’estate mettiamo dei bei semafori provvisori per l’attraversamento
pedonale, montati su dei contrappesi.
Della stessa epoca sono poi i primi voli
pindarici sulla valorizzazione del Campo Marzio come “polo” (termine che va
tanto di moda), di non si sa bene quali attività congressuali. Tutti progetti
che in ogni caso erano subordinati alla scadenza dei diritti di superficie su
quei sedimi, concessi ad un ben preciso soggetto economico della Lugano che fu.
Sentiamo riparlare di grandi opere solo quando si tratta di spendere cifre
faraoniche per la realizzazione non di uno stadio di cui la Città aveva
sicuramente bisogno, ma di un “polo sportivo e degli eventi”, i cui contenuti
finanziari sono stati purtroppo più di una volta esposti come totalmente
fantasiosi e surreali. E giova a questo proposito ricordare che, in votazione,
più di 4 cittadini su 10 hanno detto di no a quest’opera che condizionerà
imposte e moltiplicatore per gli anni a venire, senza addentrarci nei meandri
della scomparsa di uno dei suoi principali partner finanziari.
Marco Antonio
Timbal, Candidato al Consiglio Comunale di Lugano per Costituzione Radicale

