Manuele Bertoli
Di ricchi e di casse malati, alcune precisazioni
Redazione
12.09.2025 11:20

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Il signor Poma sostiene che la mia risposta alla sua
domanda, proposta con l’articolo “Il mito dei ricchi che pagano per tutti”, non
sia completa, perché non avrei indicato, come da lui richiesto, una quota
massima di imposte proponibile per i benestanti.
Accetto la critica, perché effettivamente un limite numerico
per chi è molto abbiente non l’ho indicato (ci tornerò dopo), ma al contempo la
rigetto, perché con il mio esempio, tutt’altro che simbolico, ho mostrato un
fenomeno ben più preoccupante, quello della scarsa progressività degli oneri a
carico delle varie fasce di popolazione, a causa dei premi di cassa malati
pagati per testa e non proporzionali al reddito di chi li paga.
Mi auguro che il signor Poma mi consenta di avere priorità
diverse dalle sue, preoccupazioni rivolte più alle tantissime persone normali
per le quali il premio di cassa malati è un reale peso, piuttosto che alle
poche persone abbienti o molto abbienti che questo peso non ce l’hanno e non
l’avranno mai.
E’ proprio su questo punto che interviene l’iniziativa 10%,
la quale, applicando nei fatti il principio costituzionale dell’imposizione
secondo la capacità economica (art. 127 cpv. 2 Costituzione federale), ingloba
nell’applicazione di questo principio anche i premi di cassa malati, che nella
realtà sono un’imposta sulla salute e che oggi, in maniera incomprensibile,
hanno lo stesso prezzo per tutti, come i biglietti del bus o il pane.
Il mio interlocutore si chiede anche chi pagherà il costo
dell’iniziativa, che egli giudica improponibile. Ma la domanda è mal posta.
Perché? Perché l’iniziativa in realtà non ha alcun costo. Non c’è un franco in
più per nuove prestazioni da pagare, ma c’è la fattura complessiva dei premi di
cassa malati ticinesi, che rimane esattamente la stessa, da distribuire
diversamente, in maniera più equa, tra i cittadini delle varie fasce di
reddito. Ammettendo che la cifra in ballo sia davvero di 300 milioni all’anno,
cosa di cui dubito, questo importo sarà messo a carico dei contribuenti in
maniera proporzionale, ma al contempo esso sarà loro restituito in maniera
sociale tramite i sussidi Ripam supplementari. Il risultato finanziario è a
somma zero, ma il risultato sociale, quello che conta, è un costo a saldo più
corretto per una buona parte della popolazione, quella che oggi paga più del
10% del proprio reddito disponibile per la cassa malati e fatica a farlo.
Qui le mucche da mungere, che sarebbero i benestanti, non
c’entrano, semmai, se proprio si vuol fare un esempio “agreste”, bisognerebbe
dire che l’iniziativa, opportunamente, rimette in discussione l’idea del tutto
iniqua secondo la quale, nella nostra strana fattoria, tutte le mucche, sia
quelle molto grosse, sia quelle piccole e male in arnese, devono dare sempre e
comunque la stessa quantità di latte.
Sorprendente risulta l’affermazione del signor Poma (ma
non è l’unico) secondo la quale il Gran Consiglio non accetterà mai di rivedere
il carico fiscale qualora l’iniziativa venisse approvata. A parte il fatto che,
se così fosse, si dimostrerebbe un ben povero Parlamento, di pessimi perdenti,
sono convinto che il Legislativo farà certamente fatica a rivedere la
fiscalità, ma so anche per esperienza diretta che le due altre alternative,
lasciar correre il debito o tagliare pesantemente sulle spese, non sono affatto
più semplici. La prima, non far nulla, esporrebbe i deputati alla critica di
non saper affrontare la situazione, di parlare, parlare e parlare senza agire,
la seconda, che implica delle modifiche di legge e quindi dei possibili
referendum, aprirebbe un nuovo confronto politico sui tagli, che la popolazione
è meno incline ad accettare di quanto alcuni pensano.
Ritorno infine al tema che più interessa al mio
interlocutore, la sorte delle persone benestanti. La storia della loro fuga per
ragioni fiscali l’ho sentita per anni e anni, ma i dati l’hanno sempre
smentita, perché tra partenze e arrivi il nostro Cantone è sempre rimasto
attrattivo per chi hi ha buone disponibilità finanziarie, soprattutto per i
tanti che vengono dall’estero, dove la pressione fiscale è comunque ben
maggiore. Se si vuole mitigare questo rischio teorico, bisogna mettere un freno
alla concorrenza fiscale intercantonale, non brandirla come arma quando fa
comodo, ma suppongo che questa non sia l’ottica del signor Poma. Anche il tema
della fissazione di un’aliquota massima di tassazione è un falso problema, nel
senso che il grado di pressione fiscale non è un parametro a sé stante, ma
dipende dalle spese che la collettività decide di assumersi: io, per esempio,
spenderei molto meno per l’esercito, e questo potrebbe avere un effetto sulla
necessità di risorse fiscali, ma naturalmente le priorità non le definisco io,
ma lo facciamo tutti assieme attraverso i rappresentanti politici che eleggiamo
e attraverso le votazioni popolari su questo o quell’oggetto.
Concludo dando al signor Poma il resto del calcolo che non
ho messo nel mio precedente articolo prendendo le proposte di finanziamento dei
sostenitori dell’iniziativa: la coppia da un milione di reddito imponibile che
oggi paga fr. 390'500.- di imposte domani ne pagherebbe fr. 405'000.-, fr.
14'500.- in più, e il suo carico complessivo, compresi gli oneri della cassa
malati, passerebbero dal 40.6% al 42%; di converso, per l’altra coppia, quella
da fr. 65'000.- di reddito, l’onere complessivo scenderebbe dal 32.1% al 18.5%.
Personalmente non ho dubbi sulla bontà di questo trasferimento di costi da
sopportare.

