Laura Riget
Di nuovo in piazza il 14 giugno
Redazione
22.05.2023 15:12

Foto: ©Chiara Zocchetti
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In Svizzera una
donna incinta che abortisce può essere punita con una pena detentiva fino a tre
anni. Questo è quanto prevede l'articolo 118 del Codice penale. Anche se non ci
sono state condanne negli ultimi vent’anni, una condanna è ancora possibile se
non sono soddisfatte le condizioni per un aborto non punibile. In Svizzera non
è scontato che le donne incinte possano avere autodeterminazione sul proprio
corpo.
Una situazione
che crea spesso sorpresa perché, quando si discute sulle restrizioni al diritto
all’aborto nei paesi occidentali, si tende a pensare solo agli Stati Uniti o
alla Polonia. È vero che già all'inizio degli anni '70 ci sono state iniziative
popolari per cancellare gli articoli 118-121 del Codice penale svizzero,
tuttavia, solo trent’anni dopo è stato adottato il “regime dei termini”. Il
tentativo di eliminare l'aborto dal catalogo delle prestazioni
dell'assicurazione sanitaria obbligatoria è fallito nel 2014. Attualmente sono
in corso due iniziative popolari che vogliono limitare ulteriormente il diritto
all'autodeterminazione delle donne incinte e, allo stesso tempo, lo scorso
anno, sono state respinte due mozioni parlamentari che chiedevano la
depenalizzazione dell'aborto.
I movimenti femministi come motore del cambiamento
Si tratta solo
di un esempio che mostra come le conquiste femministe debbano essere
costantemente difese. Questa esperienza ha portato più di 500’000 donne,
persone trans, inter e non-binarie, nonché uomini solidali a scendere in piazza
il 14 giugno 2019. Le ragioni dello sciopero erano la discriminazione salariale
ancora esistente, la violenza di genere, l'iniqua distribuzione del lavoro di
cura, la povertà in età della pensione, la sottorappresentazione politica, il
razzismo e molto altro.
Generazioni di
femministe si sono organizzate per il 14 giugno 2019, sul modello del grande
sciopero delle donne del 14 giugno 1991, che chiedeva l'attuazione
dell'articolo sull'uguaglianza, esattamente dieci anni dopo il suo inserimento
nella Costituzione. Il legame tra miglioramenti giuridici concreti e movimenti
femministi è reso evidente da questi due scioperi. Tutti i progressi emancipatori
in Svizzera (e a livello internazionale) sono conseguenze di lotte politiche,
nelle strade, nei tribunali e in parlamento. Il suffragio femminile a livello
federale è stato introdotto solo perché donne e uomini solidali hanno
ripetutamente tentato di introdurre il suffragio nei singoli cantoni. Dopo
l'approvazione del suffragio femminile a livello federale, in una seconda
votazione nel 1971, le donne dell'Appenzello hanno dovuto attendere fino al
1991 per ottenere il suffragio cantonale grazie a una decisione del tribunale
federale.
Si sciopera
Anche oggi ci
sono molti motivi per scendere in piazza il 14 giugno 2023. Lo scorso novembre
la Commissione della Convenzione delle Nazioni Unite sullo status delle donne
ha criticato la Svizzera per non aver fatto abbastanza per la parità. Tra le
altre cose, ha raccomandato l'eliminazione immediata della discriminazione
salariale, l'introduzione di quote per le posizioni decisionali, la lotta
mirata agli stereotipi di genere, una legislazione efficace contro la violenza
di genere, programmi di sostegno e di uscita per le lavoratrici del sesso e una
migliore conciliabilità. Queste sono anche le rivendicazioni del 14 giugno.
Infine, ma non meno importante, i sindacati e i collettivi femministi chiedono
anche la depenalizzazione dell'aborto. Quindi: siamo pronte per scioperare di nuovo.
Laura Riget,
copresidente PS Ticino

