Moreno Colombo
Demografia ticinese: una responsabilità politica collettiva indipendente dall’appartenenza partitica
Redazione
22.01.2026 12:02

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Nel nostro Cantone la demografia è spesso citata come
tema importante, ma raramente affrontata per ciò che è: secondo il mio parere
una dinamica che, se ignorata troppo a lungo, diventa irreversibile. Per comprendere il tema, è sufficiente una domanda: se
in Ticino avessimo a fare figli come nel 2004, quanti giovani in più avremmo
oggi? Nel 2004 le nascite annue erano ca. 2’750. Nel 2024
sono scese a 2’319, il livello più basso degli ultimi quarant’anni. Il calo è
stato progressivo e costante: nel periodo 2000-2020 il Ticino ha perso in media
ca. 200 nascite all’anno.
Il risultato è chiaro: oggi la nostra società è
privata della presenza e dell’apporto di ca. 4’000–4’500 giovani. Ossia di
persone di età compresa tra 0 e 20 anni che frequenterebbero scuole e
apprendistati e muoverebbero i primi passi nel mercato del lavoro. In termini concreti, è come se una città ticinese di
medie dimensioni non esistesse. Meno nascite oggi, significa meno donne in età fertile
domani - e dunque ancora meno nascite dopodomani. È il meccanismo dell’inverno demografico, una tendenza
che è molto difficile invertire. Di fatto, già ora ci troviamo molto vicini a un punto
di non ritorno. Eppure, nonostante la gravità delle cifre statistiche,
il dibattito politico fatica a tradursi in una progettualità concreta.
Il tema dei flussi migratori è sicuramente legittimo,
ma che rischia di rimanere incompleto, se non è affiancato da una strategia
solida di sviluppo demografico interno. Ridurre una sola leva, senza rafforzare
l’altra, non consente di affrontare in modo strutturale il problema. Questo
obiettivo presuppone una riflessione seria sulla natalità e sulle condizioni
che permettono alle famiglie di crescere e di restare nel Cantone.
Vi è poi chi riconosce la centralità del tema, ma pone
l’accento sui limiti finanziari.
Anche questo è un approccio comprensibile, che
richiama alla prudenza di bilancio, ma rischia di sottovalutare un punto
essenziale: la demografia non è solo una voce di spesa, bensì la base su cui
poggiano tutte le politiche pubbliche.
Senza cittadini/e, nessuna infrastruttura e nessun
investimento, è sensato e duraturo.
Se il Ticino avesse mantenuto il livello di nascite
del 2004, oggi avrebbe una struttura demografica per età più equilibrata e
prospettive meno fragili per il futuro.
Nella prossima seduta di Gran Consiglio verrà
affrontato in aula il poker sulla demografia dei deputati Isabella e Corti.
È un’occasione da non perdere. Per invertire una
tendenza demografica ormai preoccupante, è necessario che tutti i principali
partiti, a partire da quelli rappresentati in governo, facciano propria la
questione e lavorino insieme per affrontarla.
Altrimenti Il dibattito resterà pura retorica.
E la popolazione ticinese continuerà ad avere la
propria base demografica fioca…un vero peccato!
Moreno Colombo, Vicesindaco Morbio Inferiore

